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Perché Intermezzi

Questo articolo è stato pubblicato su La poesia e lo spirito in data 30 marzo 2008

Intermezzi è il nome di una casa editrice appena nata. Anche se appena nata proprio non lo è: l’atto dal notaio per la costituzione della società è stato firmato ormai quasi un anno fa, ma da quello è servito un lungo periodo di meditazione, di presa di consapevolezza e di coraggio, per “uscire allo scoperto” e cominciare ad “attivarsi”, termini più o meno generici per indicare il più preciso “cominciare a lavorare”.
L’idea di creare una casa editrice l’ho maturata durante i miei studi universitari (Lettere): amo la letteratura e la lettura, mi piace da sempre leggere i libri e parlarne, consigliarli.
Amo anche scrivere. Sempre durante il periodo dell’università ho cominciato a frequestare siti di scrittura creativa, comunità di scrittori amatoriali, una lista meravigliosa che si chiamava Scricom, che dovrebbe essere ancora attiva, ma che io non frequento più da tempo, da quando cioè i blog hanno soppiantato le mailing-list.
Frequentare questi luoghi mi ha fatto capire molte cose sulla scrittura e gli scrittori, e anche su di me. Ho imparato a leggere in modo critico, a individuare più velocemente i punti di forza e gli errori dei testi che ogni giorno leggevo: e per mesi ho letto davvero tantissimi testi al giorno, più o meno interessanti, belli o commerciabili. Ho imparato a dare consigli, a fare editing, a motivare. Ho imparato più cose che in un intero ciclo di studi universitari e più velocemente che in sei mesi di stage in casa editrice.
E’ allora che ho cominciato a pensarci.
Una volta laureata ho iniziato a lavorare, vari lavori a progetto, ho fatto uno stage.
Ho cominciato a parlarne con Manuele, anche lui lavoratore precario, laureato in scienze della comunicazione. Poi con Attilio, anche lui laureato in scienze della comunicazione, collaboratore part-time di una casa editrice. Abbiamo cominciato a parlarne insieme. Siamo stati a cena fuori per parlarne. Abbiamo visto qualche puntata di Lost insieme, parlandone. Alla fine abbiamo deciso di farlo. E abbiamo preso un appuntamento dal notaio.
Ci vuole una certa dose di incoscienza per avviare un’attività in proprio in un paese dove (l’abbiamo scoperto dopo) avere aiuti e incentivi finanziari è difficilissimo, ad inaugurare una casa editrice poi, in Italia, dove quasi ci sono più scrittori che lettori e tanti editori quanti bravi scrittori.
Ne siamo stati consapevoli fin dall’inizio. Ma non si può far niente con la passione e la competenza se non ci si mette insieme anche il coraggio e l’incoscienza.
La scorsa estate, poco dopo la costituzione della società, degli amici che frequentano un’associazione culturale ci hanno invitato ad una serata per parlare dei giovani neo-laureati e del mondo del lavoro; il nostro intervento si intitolava “Dalle passioni individuali al progetto d’insieme”. Abbiamo parlato, più o meno nei toni con cui ho scritto questo articolo, della nostra esperienza e della nostra idea, mettendo in evidenza che le nostre attitudini, la mia passione per i libri, quella di Manuele per la comunicazione e la promozione culturale, la competenza di Attilio come grafico e web-editor, insieme portavano naturalmente a questo risultato, come l’uovo, il limone e l’olio non possono che dare la maionese.
Quella sera parlammo anche di un piccolo progetto di libri interculturali, della volontà di essere casa editrice di prodotti multimediali non solo cartacei, della possibilità di creare prodotti fruibili da media diversi.
Ed ecco che è nata la nostra casa editrice ed ecco perché ci chiamiamo Intermezzi.