Orbite vuote su Horror.it
luglio 19th, 2012Sara Meddi recensisce l’antologia Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia sul portale Horror.it.
Qua.
Sara Meddi recensisce l’antologia Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia sul portale Horror.it.
Qua.
Inizia oggi su vibrisse la pubblicazione a puntate di un romanzo di Marco Candida, autore per Intermezzi de Il mostro della piscina e curatore del sito WebSite Horror e dell’antologia Orbite vuote.
Seguitelo!
Da qui.
Segnaliamo un articolo sull’horror gotico e un saggio su Stephen King scritti da Marco Candida, l’autore de Il mostro della piscina e scuratore del WebSite Horror e dell’antologia Orbite vuote.
Qui il primo e qui il secondo.
Buona lettura!
Sul 5.Avi, il nuovo sito delle associazioni giovanili del Val d’Arno Inferiore è stata pubblicata una recensione a Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia, scritta da Emilia Uccello.
Qua.
Qua sotto un’intervista a Massimiliano Nuzzolo, uno degi autori di Orbite vuote, ospite del programma “Nord Estate” su Telechiara, in cui parla, tra le altre cose anche della nostra antologia e di Intermezzi.
Venerdì 15 luglio alle 20:30 vi aspettiamo a Pesaro, presso gli Orti Giuli, nell’ambito dello Zoé Microfestival per un evento imperdibile: “Horror al crepuscolo”, reading di racconti da Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia, la nostra antologia tratta dal WebSite Horror.
Letture degli autori Gianluca Morozzi, Jacopo Nacci, Daniele Pasquini e della curatrice Chiara Fattori.
Non mancate!
Mercoledì 15 giugno alle ore 18 a Mestre (VE), presso la Feltrinelli in Piazza XXVII Ottobre 1, sarà presentata l’antologia tratta dal WebSite Horror, e curata da Marco Candida e Chiara Fattori, Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia.
Interverranno gli autori Stefano Barbarino, Gianluca Morozzi e Massimiliano Nuzzolo.
Accorrete!
Giovedì 26 maggio alle ore 19 a Roma, presso la libreria L’eternauta in Via Gentile da Mogliano 184, sarà presentata l’antologia Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia.
Saranno presenti gli autori Eva Clesis, Angelo Orlando Meloni e Enrico Macioci. Coordina (e legge) Alessandro Dezi.
A seguire buffet.
Non mancate!
Sabato 21 maggio alle ore 18:30 a Pontassieve (FI), presso la Libreria Fortuna in Via Garibaldi 6, presentiamo l’antologia Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia.
Saranno presenti la curatrice Chiara Fattori e Daniele Pasquini, autore di Mistero alle Svalbard, uno dei racconti della raccolta.
A seguire un piccolo rinfresco.
Vi aspettiamo!
Su ThrillerMagazine è stata pubblicata un’intervista ai curatori e ad alcuni autori presenti nell’antologia Orbite vuote.
La potete leggere per intero qua.
Riporto qua sotto le risposte date dagli autori alla domanda “All’interno della letteratura di genere c’è un mondo di autori e critici che dibatte per poter fissare dei tasselli di appartenenza e di etichetta. Quali sono gli elementi che potrebbero caratterizzare un buon testo horror?” perché mi sembra offrano spunti interessanti per un dibattito.
Qualcun altro vuole intervenire?
Marco Candida
È una domanda interessante. Forse va ricordato che almeno due degli archetipi che reggono l’immaginario horror ossia il Vampiro e La Creatura sono stati scritti da autori che non erano esattamente scrittori dell’orrore — Polidori e la Shelley. Il fatto è che se parliamo propriamente di genere dell’orrore ci rendiamo subito conto dell’essenza mainstream di questo genere. L’orrore è ibridazione quasi per antonomasia. Dunque come si fa a definire davvero un genere se questo genere nasce da una mutazione ed è per cosí dire parassitario rispetto ad altri generi o forme di rappresentazione? Il genere horror è una sineddoche della letteratura tout-court. Persino le sue regole più elementari (un vampiro deve morire con un paletto di frassino conficcato nel cuore; un licantropo lo si può solo accoppare con una pallottola d’argento; uno zombie ce lo si può levare dai piedi solo facendogli saltar via la testa) teoricamente si potrebbero emendare — per fondate ragioni. Se racconto la storia di un vampiro col mal di denti che finisce da un dentista il quale lo opera e gli toglie i canini, vogliamo forse dire che non siamo di fronte a un racconto horror in chiave parodica — dove probabilmente il vero mostro sarebbe in questo caso il dentista pazzo?
Angelo Orlando Meloni
Bella domanda, penso siano gli stessi elementi che devono contraddistinguere ogni buon testo. E hanno a che fare con l’inventiva, l’abilità di scrittura e l’onestà. Poi possiamo parlare di generi e sottogeneri, in fondo è divertente, ma è solo un gioco. Per spararne un’altra e definitiva, ciò che caratterizza davvero un bel racconto horror e lo fa risplendere nella notte eterna della letteratura pallosa è che lo abbia scritto Stephen King oppure no. O mi volete davvero far credere che un libro come la La zona morta non vi è piaciuto?
Gianluca Mercadante
Totò direbbe: “Ma io mi domando e dico”. Prendo perciò a prestito la sua nota battuta per contro-rispondere: ma io mi domando e dico, c’è ancora bisogno di etichettare un prodotto? Oggi tutto può andare con tutto. Prendiamo come esempio Quentin Tarantino: un regista simile, col gusto della citazione, una grande capacità di riproporre i generi e di mischiarli fra loro, una trentina d’anni fa non poteva nemmeno esistere. Oggi, invece, esiste perché è figlio del tempo in cui opera. In questo tempo, le etichette sono ad uso e consumo degli editori: per piccoli o grandi
che siano, devono vendere il libro, il loro “prodotto”. Uno scrittore deve scrivere e basta. Non ci sono paletti, ci sono solo storie che possono essere raccontate e altre che non valgono la pena di venire neppure pensate. Dunque si può benissimo adottare una determinata deriva e utilizzarla per poter sviluppare il tutto. Qualora questa deriva abbracciasse tematiche soprannaturali, potrebbe essere, perché no?, un horror. Ma quanti horror passano per tali e poi sono dei thriller con un po’ di sangue in più? Tanti, ma senza quell’etichetta sul manifesto nessuno se li sarebbe visti.
Matteo Di Giulio
L’horror è un genere ma è soprattutto un’emozione contraddittoria. Non devono sussistere elementi stilistici o tematici predefiniti, ciò che è fondamentale è lo scopo che si prefigge: spaventare, inquietare, raccapricciare. In questo senso qualsiasi mezzo è lecito, qualsiasi canone va bene e al tempo stesso può essere superato; e come i canoni così anche i confini dei generi e delle etichette non devono essere dei limiti, bensì degli stimoli. Un buon horror deve possedere un unico fondamentale elemento, secondo me: la tensione. Che è difficilissima da ricreare.
Gianluca Morozzi
Per me il buon testo horror è quello che ti scortica via di dosso tutte le sovrastrutture e le ironie e le forme di difesa dalla paura che si sono formate con l’età adulta, e trasformarti di colpo, anche per un solo istante, nel bambino che tanti anni fa aveva paura del buio, del mostro sotto il letto e delle strane creature nell’armadio.
Michele Turazzi
Premetto di non avere una conoscenza eccessivamente approfondita del genere horror, o almeno dell’evoluzione che il genere ha avuto negli ultimi decenni, essendomi sempre rapportato in particolar modo ai testi fondativi della tradizione — un nome su tutti: Edgar Allan Poe. In ogni caso credo fermamente in una cosa; un buon racconto dell’orrore deve preoccuparsi innanzitutto di dar vita ad un’atmosfera “perturbante”, un’atmosfera rarefatta e sfumata in cui i personaggi possano smarrirsi e perdere progressivamente le proprie sicurezze e la propria identità. Ecco, io credo che un buon racconto horror non abbia alcun bisogno di mostri e vampiri; si nutre essenzialmente della scomposizione dell’io dei personaggi che, una volta persa ogni presa diretta sulla realtà, rimangono soli e abbandonati di fronte ad un mondo talmente indistinto da risultare incomprensibile. È qui che nasce l’orrore.
Enrico Macioci
Ho letto parecchio horror in vita mia, specie Stephen King, che è un autore fondamentale della modernità letteraria, un autore che trascende il genere e che la critica ha troppo spesso sottovalutato.
King insegna (e lo spiega con magnifica semplicità nel suo libro On writing) che gli elementi chiave per un buon testo horror sono essenzialmente due: immaginare una situazione, e riuscire a immaginarla dal punto di vista del “e se?”.
Posando con umiltà e curiosità quasi fanciullesche lo sguardo su eventi e oggetti davvero quotidiani e in apparenza banali, esercitando una visuale sghemba, insolita, da marciapiede di periferia, da outsider, su quel che ci circonda e ci appartiene e ci impegna dalla mattina alla sera, King ha creato alcune fra le vicende più terrorizzanti che siano mai state scritte.
In fondo l’horror è la piega oscura che s’annida nella normalità; è questo annidarsi, questa prossimità che ce lo rende insopportabile: la sua parziale coincidenza con la vita stessa.
Tania Marrazzo recensisce Orbite vuote su “Fuori le mura”, settimanale online di Roma.
Qua.
Una recensione di Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia su “Corpi Freddi – Itinerari noir”.
Qua.
Venerdì 29 aprile alle ore 18 a Pesaro, presso Librerie Coop in Corso XI settembre 45-47, presentiamo per la prima volta Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia, l’antologia tratta dal WebSite Horror uscita lo scorso primo aprile.
Intervengono i curatori e gli autori Jacopo Nacci e Daniele Pasquini.
Coordina Chiara Landonio.
Via aspettiamo!
Su “Notizia Oggi”, giornale di Vercelli, è uscita ieri una recensione a Orbite vuote, e in particolare al racconto Il vigile di Gianluca Mercadante.
Qua sotto il ritaglio.
Orbite vuote, Sedici racconti dell’orrore e una poesia è stato segnalato da “La zona morta”, portale dedicato al fantastico.
Qua.