Presentazione di “Orbite vuote” a Roma

maggio 23rd, 2011

Giovedì 26 maggio alle ore 19 a Roma, presso la libreria L’eternauta in Via Gentile da Mogliano 184, sarà presentata l’antologia Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia.

Saranno presenti gli autori Eva Clesis, Angelo Orlando Meloni e Enrico Macioci. Coordina (e legge) Alessandro Dezi.

A seguire buffet.

Non mancate!

“Gente di Mumbai” su “La stamberga dei lettori”

maggio 23rd, 2011

Su “La stamberga dei lettori” è stata pubblicata una recensione a Gente di Mumbai.

Qua.

Presentazione di “Come l’insalata sotto la neve” al Salotto del Libro di Airasca

maggio 19th, 2011

Sabato 21 maggio alle ore 21 a Airasca (TO), presso il Salone Polifunzionale in Via Stazione 31, sarà presentato il romanzo Come l’insalata sotto la neve di Luca Gallo.

Con l’autore interverrà lo scrittore Enrico Pandiani, che presenterà il suo nuovo libro Lezioni di tenebra.

Musica di Bobo Boggio e Paolo Sasso.

Non mancate!

Presentazione di “Orbite vuote” a Pontassieve

maggio 19th, 2011

Sabato 21 maggio alle ore 18:30 a Pontassieve (FI), presso la Libreria Fortuna in Via Garibaldi 6, presentiamo l’antologia Orbite vuote. Sedici racconti dell’orrore e una poesia.
Saranno presenti la curatrice Chiara Fattori e Daniele Pasquini, autore di Mistero alle Svalbard, uno dei racconti della raccolta.
A seguire un piccolo rinfresco.

Vi aspettiamo!

Autorinrete a Torino

maggio 12th, 2011

All’interno del programma del Salone Internazionale del Libro di Torino, Lunedì 16 alle ore 12 presso la sala Incubatore, Chiara Fattori (direttrice editoriale Intermezzi) e Manuele Vannucci (responsabile comunicazione Intermezzi) partecipano alla conferenza “Scouting, Storytelling e Promozione digitale”.
Insieme a loro intervengono: Salvatore Donato, Enrico Fornaroli, Giulio Mozzi, Marco Nardini e Riccardo Pasini.
Coordina Pier Luca Santoro.

Ricordo che Intermezzi è presente al Salone con i propri libri e autori per tutta la durata della fiera: stand dei Nuovi Editori Indipendenti T52 Padiglione 3. Passate a trovarci!

Intermezzi a Torino con i Nuovi Editori Indipendenti

maggio 10th, 2011

Intermezzi partecipa quest’anno al Salone del Libro di Torino insieme ai Nuovi Editori Indipendenti.

I Nuovi Editori Indipendenti sono: Caravan, Intermezzi, Las Vegas, Miraggi e Neo.
Provengono da varie parti d’Italia (Roma, Toscana, Torino, Abruzzo) e sono tutti attivi da pochissimi anni. Tra loro non esiste nessun legame societario, ma sono uniti da una comune idea di editoria: non a pagamento, rivolta al lettore, caratterizzata dalla ricerca della qualità e dalla cura del prodotto in ogni sua fase. Distanti dalle mode e dalle logiche di mercato, hanno come loro obiettivo soprattutto lo scouting e la valorizzazione dei talenti, la ricerca di modi e strategie alternative per la promozione e la distribuzione, avvalendosi soprattutto della rete e della presenza sul territorio.
Partecipano insieme al Salone Internazionale del Libro di Torino come prima di una serie di azioni che hanno come scopo quello di affermare la loro identità e di migliorare la loro forza promozionale e la loro visibilità.

Al Salone Internazionale del Libro sono allo Stand T52 Padiglione3.

Intermezzi al Salone Internazionale del Libro di Torino

maggio 4th, 2011


Anche quest’anno Intermezzi partecipa al Salone Internazionale del Libro di Torino che si svolgerà presso il Lingotto Fiere dal 12 al 16 maggio.
L’esposizione del catalogo, gli editori e gli autori saranno presenti allo stand dei Nuovi Editori Indipendenti, stand T52 Padiglione 3, insieme agli amici di Caravan, Las Vegas, Miraggi e Neo.

Qua il sito con le informazioni e il programma del Salone.

Passate a trovarci!

“Orbite vuote” su ThrillerMagazine: come deve essere un buon racconto horror?

maggio 2nd, 2011

Su ThrillerMagazine è stata pubblicata un’intervista ai curatori e ad alcuni autori presenti nell’antologia Orbite vuote.

La potete leggere per intero qua.

Riporto qua sotto le risposte date dagli autori alla domanda “All’interno della letteratura di genere c’è un mondo di autori e critici che dibatte per poter fissare dei tasselli di appartenenza e di etichetta. Quali sono gli elementi che potrebbero caratterizzare un buon testo horror?” perché mi sembra offrano spunti interessanti per un dibattito.
Qualcun altro vuole intervenire?

Marco Candida
È una domanda interessante. Forse va ricordato che almeno due degli archetipi che reggono l’immaginario horror ossia il Vampiro e La Creatura sono stati scritti da autori che non erano esattamente scrittori dell’orrore — Polidori e la Shelley. Il fatto è che se parliamo propriamente di genere dell’orrore ci rendiamo subito conto dell’essenza mainstream di questo genere. L’orrore è ibridazione quasi per antonomasia. Dunque come si fa a definire davvero un genere se questo genere nasce da una mutazione ed è per cosí dire parassitario rispetto ad altri generi o forme di rappresentazione? Il genere horror è una sineddoche della letteratura tout-court. Persino le sue regole più elementari (un vampiro deve morire con un paletto di frassino conficcato nel cuore; un licantropo lo si può solo accoppare con una pallottola d’argento; uno zombie ce lo si può levare dai piedi solo facendogli saltar via la testa) teoricamente si potrebbero emendare — per fondate ragioni. Se racconto la storia di un vampiro col mal di denti che finisce da un dentista il quale lo opera e gli toglie i canini, vogliamo forse dire che non siamo di fronte a un racconto horror in chiave parodica — dove probabilmente il vero mostro sarebbe in questo caso il dentista pazzo?

Angelo Orlando Meloni
Bella domanda, penso siano gli stessi elementi che devono contraddistinguere ogni buon testo. E hanno a che fare con l’inventiva, l’abilità di scrittura e l’onestà. Poi possiamo parlare di generi e sottogeneri, in fondo è divertente, ma è solo un gioco. Per spararne un’altra e definitiva, ciò che caratterizza davvero un bel racconto horror e lo fa risplendere nella notte eterna della letteratura pallosa è che lo abbia scritto Stephen King oppure no. O mi volete davvero far credere che un libro come la La zona morta non vi è piaciuto?

Gianluca Mercadante
Totò direbbe: “Ma io mi domando e dico”. Prendo perciò a prestito la sua nota battuta per contro-rispondere: ma io mi domando e dico, c’è ancora bisogno di etichettare un prodotto? Oggi tutto può andare con tutto. Prendiamo come esempio Quentin Tarantino: un regista simile, col gusto della citazione, una grande capacità di riproporre i generi e di mischiarli fra loro, una trentina d’anni fa non poteva nemmeno esistere. Oggi, invece, esiste perché è figlio del tempo in cui opera. In questo tempo, le etichette sono ad uso e consumo degli editori: per piccoli o grandi
che siano, devono vendere il libro, il loro “prodotto”. Uno scrittore deve scrivere e basta. Non ci sono paletti, ci sono solo storie che possono essere raccontate e altre che non valgono la pena di venire neppure pensate. Dunque si può benissimo adottare una determinata deriva e utilizzarla per poter sviluppare il tutto. Qualora questa deriva abbracciasse tematiche soprannaturali, potrebbe essere, perché no?, un horror. Ma quanti horror passano per tali e poi sono dei thriller con un po’ di sangue in più? Tanti, ma senza quell’etichetta sul manifesto nessuno se li sarebbe visti.

Matteo Di Giulio
L’horror è un genere ma è soprattutto un’emozione contraddittoria. Non devono sussistere elementi stilistici o tematici predefiniti, ciò che è fondamentale è lo scopo che si prefigge: spaventare, inquietare, raccapricciare. In questo senso qualsiasi mezzo è lecito, qualsiasi canone va bene e al tempo stesso può essere superato; e come i canoni così anche i confini dei generi e delle etichette non devono essere dei limiti, bensì degli stimoli. Un buon horror deve possedere un unico fondamentale elemento, secondo me: la tensione. Che è difficilissima da ricreare.

Gianluca Morozzi
Per me il buon testo horror è quello che ti scortica via di dosso tutte le sovrastrutture e le ironie e le forme di difesa dalla paura che si sono formate con l’età adulta, e trasformarti di colpo, anche per un solo istante, nel bambino che tanti anni fa aveva paura del buio, del mostro sotto il letto e delle strane creature nell’armadio.

Michele Turazzi
Premetto di non avere una conoscenza eccessivamente approfondita del genere horror, o almeno dell’evoluzione che il genere ha avuto negli ultimi decenni, essendomi sempre rapportato in particolar modo ai testi fondativi della tradizione — un nome su tutti: Edgar Allan Poe. In ogni caso credo fermamente in una cosa; un buon racconto dell’orrore deve preoccuparsi innanzitutto di dar vita ad un’atmosfera “perturbante”, un’atmosfera rarefatta e sfumata in cui i personaggi possano smarrirsi e perdere progressivamente le proprie sicurezze e la propria identità. Ecco, io credo che un buon racconto horror non abbia alcun bisogno di mostri e vampiri; si nutre essenzialmente della scomposizione dell’io dei personaggi che, una volta persa ogni presa diretta sulla realtà, rimangono soli e abbandonati di fronte ad un mondo talmente indistinto da risultare incomprensibile. È qui che nasce l’orrore.

Enrico Macioci
Ho letto parecchio horror in vita mia, specie Stephen King, che è un autore fondamentale della modernità letteraria, un autore che trascende il genere e che la critica ha troppo spesso sottovalutato.
King insegna (e lo spiega con magnifica semplicità nel suo libro On writing) che gli elementi chiave per un buon testo horror sono essenzialmente due: immaginare una situazione, e riuscire a immaginarla dal punto di vista del “e se?”.
Posando con umiltà e curiosità quasi fanciullesche lo sguardo su eventi e oggetti davvero quotidiani e in apparenza banali, esercitando una visuale sghemba, insolita, da marciapiede di periferia, da outsider, su quel che ci circonda e ci appartiene e ci impegna dalla mattina alla sera, King ha creato alcune fra le vicende più terrorizzanti che siano mai state scritte.
In fondo l’horror è la piega oscura che s’annida nella normalità; è questo annidarsi, questa prossimità che ce lo rende insopportabile: la sua parziale coincidenza con la vita stessa.

“Orbite vuote” su “Fuori le mura”

maggio 2nd, 2011

Tania Marrazzo recensisce Orbite vuote su “Fuori le mura”, settimanale online di Roma.

Qua.