Il mostro della piscina!

Ecco qua Il mostro della piscina!

Cos’è?
Un piccolo librino tutto colorato scritto da Marco Candida.

Cosa c’è dentro?
Pensate a tutti i filmacci di serie b che avete visto da bambini negli anni Ottanta, pensate ai fumettoni horror degli anni Cinquanta, se vi sono capitati mai sotto mano, alle serie televisive tipo Visitors o Ai confini della realtà Qua c’è tutto, c’è il giovane intraprendente aitante protagonista, la bellona tutta tette, lo scorbutico tutto muscoli, il piccolo eroe e… un orribile mostro gigante, ragni, zombi, teorie strampalate… e chi più ne ha più ne metta.

Se amate l’horror, se amate il pop, se impazzite per tutto ciò che è “sui generis”, questa serie non vi deve mancare!
Leggete l’anteprima, e visitate il WebSite Horror per saperne ancora di più.

Lo si può acquistare direttamente da QUI, riempiendo il form: vi arriva a casa e non pagate nemmeno le spese di spedizione. Oppure dai siti di vendita libri online (non ancora ma a giorni!) o come sempre, chiedetelo al vostro libraio, questa volta potrete minacciarlo seriamente di sguinzagliargli dietro il Mostro della piscina!

[Aggiornamento: potete comprarlo su IBS, qui]

Ilaria Giannini su inutile

Matteo Scandolin recensisce su inutile di questo mese l’antologia Las Vegas che avevo già segnalato qua.
Scrive Scandolin della nostra Ilaria Giannini: “E su tutti – su tutti – il grande cuore di Ilaria Giannini”.
Un grande cuore che leggerete, e che ci auguriamo vorrà leggere anche Matteo, in Facciamo finta che sia per sempre, primo romanzo di Ilaria, quinto libro Intermezzi, in uscita ad aprile.

[Qua il pdf del numero 20 di inutile]

Il mostro della piscina: il fumetto stregato!

Ecco un estratto da Il mostro della piscina di Marco Candida, il quarto libro Intermezzi Editore che potrete comprare e leggere dal 23 marzo!

[La striscia è stata disegnata da Mariarosaria Barrea. Cliccate per ingrandirla.]

«Trovato!» urlai.
Finalmente avevo scovato un titolo che reputavo interessante:

IL MOSTRO DELLA PISCINA

Era senz’altro un storiaccia senza un briciolo di originalità ma aveva perlomeno il pregio di essere in tema. Il fumetto parlava di un orribile mostro che emergeva dalla vasca di una piscina e compiva una strage. Secondo la tavola introduttiva il mostro era il frutto di una enorme e sinistra incrostazione di cloro che era stata troppo a lungo trascurata dai loschi proprietari. Questi ultimi avevano fatto costruire la piscina a poche centinaia di metri da un cimitero, presi come erano dal loro unico scopo: i soldi.
Le tavole iniziali mostravano i proprietari, un tipo basso e tarchiato con una pancia simile ad una mongolfiera e la sua signora nonché socia in affari, bassa, grassa e col viso butterato. Erano intorno alla piscina e guardavano la strana incrostazione causata dall’incidente di qualche addetto incapace ispessirsi ed allargarsi pericolosamente.
«Mai visto né sentito parlare di niente del genere, Lori» diceva il tipo tracagnotto.
«Oh Mario… È una cosa innocua…»
E nella vignetta successiva: «E poi non possiamo chiudere per farla togliere, Mario.»
«Giusto, Lori. Ci porterebbe via troppo denaro… EH! EH! EH!»
E nella vignetta successiva veniva mostrata l’incrostazione che teneva intrappolata una lucertolina innocua… una lucertolina che andava ingigantendosi sempre di più.
Chiusi il fumetto. «Che cavolata!» dissi.
Uno sbuffo di polvere partì dalle pagine del libercolo.
Agguantai lo zaino e ci ficcai il fumetto. (Oltre al fumetto lo zaino conteneva un asciugamano verde acqua, un paio di ciabatte a forma di squalo, il ricambio e due grossi panini preparati dalla mia diligente nonché amorevole mamma). Avevo appuntamento con i miei amici (Rombo e Farelli) direttamente in piscina così sfrecciai a tutta birra sulla mia montain-bike blu metallizzata tenendo il rapporto più pesante e quando realizzai che in piscina non c’era traccia dei miei amici me la presi a male. Quei due fessi, Rombo e Farelli, o erano in ritardo (cosa improbabile visto che ero già io ad essere in ritardo di un bel po’) oppure avevano telato l’appuntamento. Non pensavo minimamente che mi avessero tirato qualche scherzo. Immaginavo invece che i due fessi non potessero muoversi a causa di qualche punizione oppure per qualche strampalata forza maggiore. Già me lo figuravo Rombo mentre mi spiattellava con assoluta naturalezza qualche scusa idiota tipo: «Eh, sai com’è… È saltato fuori questo torneo di bilie e così…» Razza di sottosviluppati! Comunque ormai avevo pagato il biglietto, diecimila lire, e non potevo tornare a casa. Una cosa era certa: ero furibondo. Cercai una sdraio e un ombrellone e decisi di sedermi sul lato ovest, proprio davanti a un gran pezzo di ragazza in costume arancione. Mi spaparacchiai sulla sdraio deciso a farmi arrostire dal sole.
Il Tropicale Nera è un’ottima piscina. C’è un campo da beach-volley dove i ragazzi più grandi passano gran parte del tempo a giocare. Tirano bordate ai palloni da pallavolo e saltano sulla rete sollevando nuvolette di sabbia e finendo per imbrattarsi tutto il corpo. Anche io e i miei amici (ma non quei due sfigati di Rombo e Farelli) abbiamo provato a giocare certe volte e… beh, non è stato molto entusiasmante. È per via della rete. Sapete, è fissata ancora troppo in alto per noi.
Così il più delle volte ci ritroviamo a giocare ai video-giochi (ce ne sono cinque e tutti fichissimi), a calcetto, a ping pong. Trascorriamo interi pomeriggi a gareggiare a ping-pong. Giochiamo per così tanto che alla fine a me viene sempre male alla testa. Se non giochiamo a ping-pong, ci sbattiamo al bar a sgranocchiare qualcosa come pacchetti di patatine (personalmente adoro le Cipster), gustose granite, prelibate bevande – perlopiù Pepsi e Fanta ma qualche volta anche birra – e appetitose focaccette. Insomma, c’è sempre qualcosa da fare al Tropicale Nera.
Nella zona bar ultimamente hanno piazzato un immenso televisore con lo schermo piatto, alta definizione di suoni e colori, cribbiolina, un vero schianto. E su questo schermo proiettano ininterrottamente film (per lo più dell’orrore o di fantascienza).
Quanto alla piscina in sé, è fantastica. È larga quasi quanto un campo da calcio. Facciamo calcetto. Ed è molto molto profonda. I miei amici e io non siamo ancora riusciti a toccare il fondo. Ci abbiamo provato e riprovato ma niente da fare. Arrivati a un certo punto sembra che il cervello ti schizzi dalle orecchie.
Anche buttarsi dal trampolino è inutile. I trampolini rappresentano un altro bel capitolo. Ce ne sono due. Uno è più basso, misura un metro ed è anche il più solido. Da quest’ultimo mi butto senza problemi. È il trampolino da tre metri, invece, che mi dà più da pensare. Non dico che mi spaventi. Nah, niente del genere. Solo che è troppo traballante, troppo poco rassicurante e è inoltre perennemente bagnato. Prendere una scivolata da quel trampolino non deve essere una bella esperienza. Gimmi, un mio amico, riesce a fare il carpiato da lassù. Ne ha di fegato il vecchio Gimmi – e in ogni caso per lui è più semplice visto che è praticamente da sempre che nuota. Quanto a me mi limito a buttarmi a candela o qualche volta a bomba, stando molto attento a non prendere qualche sonora botta col di dietro.
Ripeto: sai sempre cosa fare al Tropicale Nera.
Puoi giocare in acqua con la palla, ad esempio. Conosco un sacco di piscine dove il pallone è vietato. Appena il bagnino ti scopre con la palla, fììììì!, aziona il fischietto facendolo sibilare così forte che penso che qualche volta a qualcuno di loro prenderà un colpo. Non qui al Tropicale Nera, però. Non fischiano nemmeno quando ingaggiamo qualche battaglia di schizzi d’acqua. Fischiano solo quando ci mettiamo uno sulla spalla dell’altro per giocare alla lotta greco-romana. E a me sembra ragionevole.
E quando proprio non sai cosa fare, quando sei rimasto senza quattrini e non ti va di fare il bagno, puoi sempre dedicarti a osservare gli schianti che se ne vanno in giro per il bordo vasca… o che prendono il sole in topless.
E per la terza volta vi dico: sai sempre cosa fare al Tropicale Nera.
Ma nel mio caso, quel pomeriggio, c’era un piccolo particolare che rendeva tutto più complicato: ero solo. Tristemente solo. Ed ero tanto arrabbiato che rischiavo di soffocare. Così per sbollire la mia arrabbiatura decisi di prestarmi alla lettura del fumetto horror: Il mostro della piscina.
Fu una mossa sbagliata, però.
Quei fumetti erano spazzatura. Mi domando come abbia fatto mio padre ad appassionarsi tanto a quella roba da collezionarla. Non c’era un briciolo di fantasia e non trasmetteva la minima paura. Un fiasco. Quel che proprio non andava era il fatto che la storia non riusciva a far breccia, non riusciva ad afferrarti per i capelli e trascinarti in un’altra dimensione. Insomma, quando leggo qualcosa, qualsiasi cosa, è questo che pretendo: io voglio volare. Devo avere la sensazione una volta finito che mentre leggevo senza accorgermene mi sono staccato dal suolo (alias la mia poltrona o il mio letto) librandomi nell’aria. E maggiore è l’altezza che mi pare di avere magicamente raggiunto, migliore è la storia che ho letto.
Quel fumetto, invece, non mi faceva volare – mi faceva sprofondare. Era strampalato, non stava in piedi e poi… non mi piaceva il protagonista. Non riuscivo a identificarmici. Io volevo un tipo muscoloso alla Schwarzenegger, con la battuta sempre pronta e la soluzione giusta per qualsiasi problema. Volevo un eroe.
Nel fumetto, invece, il protagonista principale era un ragazzino più o meno della mia età che per gran parte del tempo se ne stava rinchiuso in un gabinetto a osservare da una finestrella l’efferata carneficina messa in atto da un mostro idiota. Se ne stava rincantucciato lì dentro fino a quando prendeva coscienza di due fatti ineluttabili: l) che l’inferno lì fuori era stato causato da lui stesso; 2) che lui solo poteva risolvere quel guaio.
E il resto della storia era il tentativo di illustrare e fornire spiegazioni su come ci sarebbe riuscito.
Eh, che ridere adesso, se penso che il protagonista del fumetto sono io…

Coming Soon: Marco Candida

Esce il 23 marzo:

Dalla quarta di copertina:

Sul sito WebSite Horror, all’indirizzo www.websitehorror.com, si possono comprare oggetti stregati a prezzi stracciati: lavatrici, frullatori, automobili e borsette, si può mettere in vendita di tutto, a patto di raccontarne la storia. E così scorrendo gli articoli, navigando tra frigoriferi, camper, guanti, case per le vacanze può capitare di leggere storie davvero incredibili, ai confini della realtà, storie macabre, misteriose, spaventose… come la storia che ha per protagonista Il mostro della piscina!

A metà tra tributo e parodia, un racconto pop che rivisita i B-movies e i fumetti di genere, per una rilettura dell’horror e per riscoprire il piacere di avere paura.

[La copertina è stata disegnata appositamente per noi da Mariarosaria Barrea]

Recensione di Gente di Mumbai su Oblò

Fabio Izzo recensisce Gente di Mumbai su Oblò: QUA.

Copio e incolo questa parte, che mi piace:
“L’autrice ci propone una storia simile ad una divinità indù, un unico corpo e mille facce, mille visi che si incontrano e si scontrano, in storie che oscillano lungo il pendolo ferroviario dei lavoratori fuori sede. Sogni, o meglio preghiere a questa Divinità/Storia che fagocita tutto, siano essi desideri di maternità o di scrivere una canzone di successo, per poi essere portati a terra, schiacciati in questa religione di prosa dove un barattolo di sottoaceti è l’ago dell’universo familiare, dove chi fa distinzione tra prima e seconda classe trova solo escrementi come accoglienza”

[aggiornamento: la recensione di Fabio Izzo anche su Freaknet: qui]