Pendolari a Mumbai

dicembre 29th, 2008

Qua sotto un racconto, non mio stavolta, ma di Munmun Ghosh. Si tratta di un capitolo da Gente di Mumbai, il romanzo corale di prossima uscita per Intermezzi Editore. Un’anteprima assoluta.

La traduzione è di Emanuela Bottaru e la foto è di babasteve.

Buona lettura.

I pendolari andavano verso le stazioni della città in branchi, chiacchierando, ridendo, lamentandosi leggermente, come studenti che scalpitano tornando a scuola dopo una breve vacanza, come soldati che tornano a casa, felici di essere vivi. Dalle nove di mattina le stazioni erano  al loro solito sporche, affollate, chiassose, puzzolenti, asfissianti, dispensatrici di vita, ladre di vita, che portano con sè migliaia di sogni di migliaia di pendolari.
Mentre Ratan bighellonava in stazione, si ricordò che il suo abbonamento ferroviario trimestrale era scaduto il giorno prima dei disordini. Riflettè se comprare un abbonamento o rischiare viaggiando senza biglietto. Poteva perdere il locale delle nove e tredici, nel quale di solito saliva il suo gruppo di amici. Con riluttanza si mise in fondo a una delle lunghe code alla biglietteria.
La fila per gli abbonamenti ferroviari sembrava muoversi a mala pena. Ratan pensò alle espressioni concentrate sulle facce dei suoi amici, con i quali giocava a ramino nello scompartimento del treno. Si sporse e chiese a un uomo un po’ più avanti nella fila: «C’è un uomo o una donna allo sportello?». Una donna, disse l’uomo, facendo una smorfia. Ratan valutò la possibilità di diventare un membro del club dei pendolari senza biglietto di Navroli; con una piccola quota mensile al club (la metà dell’importo di un abbonamento) si poteva viaggiare col treno per tutto il mese. Se si veniva sorpresi e bisognava pagare una multa, il club ti rimborsava.
Un mendicante senza gambe e sulle rotelle accanto a Ratan disse ad alta voce, con uno sguardo sognante negli occhi, «C’è qualcosa di romantico oggi nel tempo.» La sua faccia era rivolta verso il cielo, come una scodella di minestra tenuta tra le labbra.
Ratan lanciò un’occhiata al cielo e notò che in effetti stava diventando grigio, tremulo, argenteo, con nuvole nascenti; si voltò e gettò una moneta nella ciotola del mendicante.
Un mendicante con una gamba sola porse una tazza di tè al mendicante senza gambe, ridacchiando, «La gente stamattina è generosa.»
Un’anziana signora che vendeva frutta all’entrata della stazione gridò a una ragazzina che le passò accanto. La ragazzina, una dei suoi clienti fissi, si voltò. L’anziana signora le afferrò il polso destro. «Prenda una papaia. Papaia fresca.» La ragazza sorrise e indicò la sua borsa gonfia.
«Allora prenda qualche sapotiglia.»
«Puzzano», commentò la ragazza. Tuttavia comprò quattro sapotiglie e si precipitò dentro la stazione.
Ratan raggiunse il binario, giusto in tempo per prendere il locale delle nove e tredici. Entrando nel quarto scompartimento a partire dal motore, avanzò frettolosamente verso il lato destro, dove il suo gruppo delle carte si riuniva ogni mattina, alcuni seduti e alcuni in piedi. Attraverso la folla intravide due facce familiari e il suo cuore si gonfiò.
«Tutto tranquillo nella tua zona?», chiese uno.
«Sì… »
«Deve essere stato brutto… »
Ratan restò in silenzio.
«Ehi, dai le carte.»
Si calarono nell’ebbrezza del ramino. Intorno a loro uomini d’affari discutevano animatamente del mercato azionario. Maledetti questi tumulti. Il mercato azionario è crollato proprio quando stavo facendo soldi, rimpianse un uomo.
La melodia della canzone romantica di un vecchio film hindi fece voltare Ratan. Veniva dal gruppo che normalmente cantava dei bhajan sul treno. Pensò che le canzoni religiose avessero una colorazione troppo di parte per essere prive di rischi e accettabili in pubblico. Oggi nessuno correva rischi per la propria sicurezza.

Lo scompartimento accanto, quello di seconda classe per signore, era eccitato come una casa il mattino di un matrimonio.
«Meena, Meena, eccomi, vieni da questa parte.»
«Mi chiami quel venditore ambulante, vuoi? Sì, quel ragazzo con quei fermagli, quelle spille da balia, le spille da balia sono cose così utili. Sai, ho sempre bisogno di chiudere bene le cose.»
«C’è quella donna che vende camicie da notte, quella che sembra sempre triste. Non vedo sua sorella che vende quelle borse legate con il filo di ferro. Sono di quella comunità, sai. Devo chiedere?»
«È meglio di no.»
«Masala fatti in casa. Cinque spezie mischiate insieme. Gettatele in un tegame e cuocete tutto. Gusto assicurato. Solo dieci rupie ogni sacchetto. Signora, non li troverà da nessun’altra parte. Cinque spezie, prezzi bassi.»
«Mi dia un sacchetto. Guardiamo se questo riesce a far lamentare meno i miei figli. Vogliono solo tagliatelle Maggi. Di questo passo non avranno forza nemmeno a vent’anni.»
«Non ho visto così tanto di mio marito dalla nostra luna di miele, quanto ho visto negli ultimi quattro giorni.»
«E sei ancora innamorata di lui?» Risate.
«Ho pulito ogni pezzetto e ogni angolo di casa mia.»
«La ragazza che bada ai miei bambini è tornata al suo villaggio insieme ai genitori, erano così spaventati. Adesso devo trovare una nuova ragazza. Ho lasciato i bambini con mamma, ma le sue ginocchia stanno cedendo; non riesce a gestirli.»
«Hai studiato? È così noioso stare a casa. Mi manca il college.»
«Lo so io chi ti manca.» Risatine.
«Ehi guardate, c’è Mahrukh. Mahrukh, siamo qui… »
«Che, un opuscolo? Non voglio nessuno opuscolo.»
«Accetta un rifiuto, se te lo dà.»
«Venite, unitevi a noi per combattere il comunalismo. Oh, scemenze politiche. Lo puoi buttare. Ti ha contattato Rohan in questi giorni?»
Dal suo posto al finestrino Farzana studiava le ragazzine che parlavano a vanvera ad alta voce ed erano raggianti di felicità. Il suo sdegno cresceva.
Intanto le ragazzine cadevano l’una sull’altra e a volte sulle altre passeggere, seminando battute e risate, rosse in volto per la gioia della loro rinnovata bonarietà e alle donne più grandi non dava fastidio questo caos, si immersero in una conversazione fluente.
I treni zigzagarono attraverso la città per tutta la mattina.

Era appena sera, un po’ prima dell’orario di chiusura degli uffici, quando Farzana salì su un treno per andare a casa. Lo scompartimento per signore era vuoto, tranne che per un’altra ragazza che sedeva a un finestrino. Per una volta non è affollato, pensò Farzana con sollievo mentre occupava un posto davanti alla ragazza. La ragazzina, che stava apparentemente canticchiando un motivo, gettò una ciocca di capelli all’indietro e sorrise a Farzana; quest’ultima si accigliò.
È sorprendente che oggi ridano tutti! Pensò Farzana con rabbia. A partire dalle passeggere nel treno mentre andava a lavoro, le commesse al negozio di vestiti dove lavorava, fino a questa giovane passeggera seduta davanti a lei, con grandi bangle di legno sulle mani e orecchini simili a bangle. Come se non fosse successo niente di importante. Eppure negli ultimi quattro giorni la sua vita era cambiata. Pensò a suo fratello Riaz, un giovane tranquillo ed erudito, che era stato ucciso quando aveva messo piede fuori casa di notte, per comprare delle medicine alla loro madre. Morto, il suo unico fratello, un giovane paziente e dalla voce carezzevole, che non sopportava di sentire le sue sorelle parlare in modo volgare nemmeno con il netturbino, morto. E il mondo se ne infischiava. A nessuno importava che la madre non riuscisse ad aprire gli occhi, gonfi per le lacrime incessanti; a nessuno importava che l’unico uomo della loro famiglia fosse morto, essendo il padre morto anni prima, e che adesso erano cinque donne – tre sorelle, mamma e nonna – lasciate a badare a se stesse in un periodo di conflitto tra comunità.
Oggi Farzana non si aspettava di dover fare un lavoro di decorazione di perline al negozio e tuttavia aveva terminato almeno cinque chunni, cucendo gli orli a macchina, e due fall che aveva attaccato a due sari. La gente comprava come prima. A nessuno importava. Guardò di nuovo la ragazza seduta di fronte a lei. Come sembrava sciocca, ridacchiava tra sé e sé di tanto in tanto, probabilmente ricordando qualche interazione frivola con un uomo.
Improvvisamente Farzana si mise a sedere diritta. Dal suo posto scorse un ragazzino saltare nello scompartimento mentre il treno partiva dalla stazione.
«Ehi, questo è uno scompartimento per signore», urlò. «Scendi.»
Il ragazzo gesticolò con le mani e con la faccia e borbottò. Era magro, molto scuro e giovane. Non poteva aver finito la scuola.
Mentre il treno partiva dal binario, in una manciata di secondi, il ragazzo andò verso di lei e l’altra ragazza con un coltello, lasciando intendere con la mano sinistra che dovevano dargli tutto quello che avevano di valore. Farzana si tolse di dosso gli orecchini con dita tremanti. Notò che gli occhi del ragazzo erano rossi e che sembrava davvero spaventato. La mano dell’altra ragazza si spostò verso la catenina indossata proprio per queste emergenze. Immediatamente il ragazzo le puntò il coltello. Mentre Farzana gli porgeva gli orecchini, l’orologio e tutte le monetine che aveva nel borsellino, l’altra ragazza filò via e andò verso la porta. Il ragazzo fece un balzo nella stessa diezione, minacciando al tempo stesso di uccidere Farzana, se lei tirava la catena. L’altra ragazza stava discutendo con il ragazzo, rifiutandosi di dargli qualsiasi cosa, scuotendo risolutamente la testa. Farzana guardò la sua faccia con stupore. Si stava opponendo al ragazzo a testa alta anche mentre il coltello luccicava un po’ più giù, pericolosamente vicino al suo stomaco. Il cuore di Farzana batteva così forte che sentì che sarebbe collassato e sarebbe morta di arresto cardiaco. Si strinse le mani al petto gemendo, «Allah, Allah… ».
Il ragazzo improvvisamente spinse la ragazza fuori dal treno in corsa, sui binari. Farzana urlò terrorizzata. Il ragazzo si avventò su di lei e le chiuse con forza la bocca. Lo vide in faccia, la linea spigolosa della mandibola, i capelli folti che cadevano su quasi metà della fronte e gli occhi spaventati. Il treno stava entrando nella stazione successiva. Apparve l’estremità della banchina. Il ragazzo la lasciò bruscamente e saltò fuori.
Farzana restò a sedere fino a che il treno si fermò completamente. Allora scese velocemente e si arrampicò nello scompartimento per signore attiguo, che ribolliva come un calderone acceso.

Auguri!

dicembre 24th, 2008

Auguro buone feste a tutti i lettori, sperando che il nuovo anno sia pieno di tutte le cose che vi piacciono di più.

Come regalo vi lascio un mini mio racconto di mille anni fa: Natale metropolitano, così come c’era Di un Natale metropolitano di Montale, e mi vado a vergognare di là.

Auguri!

Natale metropolitano

Devo smettere di fumare, pensa Eleonora, mentre sale gli ultimi scalini fino all’appartamento. Terzo piano.
Posa la borsa della spesa sul pianerottolo della porta mentre cerca le chiavi nella tasca del cappotto. Apre.
Il tepore del riscaldamento domestico l’avvolge fin dall’ingresso. Meno male, pensa, oggi non ha fatto i capricci ed è partito all’ora giusta.
Tira dentro la borsa della spesa.
Si spoglia in fretta nella sua camera e indossa la tuta, i calzettoni di lana, le ciabatte. Si strucca in bagno. Si spazzola i capelli lunghi e lisci.
Chiamiamo Salvo.
Salvo sta dall’altra parte del mondo: un master alla Columbia.
“Ciao, Salvo”
“Ciao, amore”
“Sono rientrata ora, tutto bene?”
“Tutto. Tu?”
“Sì”
“Sarò in aeroporto alle 7 e trenta”
“Va bene. Non vedo l’ora sia domenica”
“Spero non ci saranno ritardi”
“Ciao, tesoro mio”
“Buona serata, amore”
Si stende sul letto per cinque minuti, prima di andare a mettere a posto la spesa.
Non c’è niente che va messo nel congelatore o in frigo.
Il pane nel portapane.
La pasta nel primo ripiano, i biscotti nel secondo.
Il latte nel ripiano sotto al lavello.
I detersivi nel bagno.
Il vischio sospeso sullo specchio ovale della camera da letto.
Devo lavarmi i capelli.
Eleonora arrovescia la testa nel lavandino e si lava con shampoo alla camomilla, risciacqua e raccoglie in un asciugamano.
Si veste.
I collant coprenti, la gonna a plisset, il pullover rosa.
Già le sei.
Si asciuga veloce i capelli, lasciandoseli giù ricci. Il phon caldo le arroventa le guance. Si trucca leggera.
Esce.
È venerdì sera, fa freddo.
Eleonora cammina spedita, si getta in tasca le mani intirizzite.
Gli comprerò un libro di poesie di Montale.
Le strade sono affollate, di gente che corre e luci.
Al centro commerciale compera il regalo per Salvo, e un paio di guanti di lana per sé.
Si accende una sigaretta, mentre saluta con la mano un babbo natale, e i gradini automatici della scala mobile la slittano in giù.

Lettera a Babbo Natale dall’Italia

dicembre 23rd, 2008

Vi segnalo la Lettera a Babbo Natale dall’Italia, scritta da Alessandro Ghebreigziabiher, autore de L’intervallo.
Io ai suoi desideri aggiungo il mio personale: che non tutti i giovani adesso, non tutti quelli in gamba, davvero, non trovino altra soluzione che quella di lasciare questo paese, ma che trovino la forza e l’amore per restare e cambiare, così come provo con fatica a fare io.

Soddisfazioni

dicembre 22nd, 2008

Ecco qual è una soddisfazione per un’editore. Quando pochi giorni dopo una presentazione ti chiamano perché hanno comprato e già letto il libro e ne vogliono comprare altri per regalarli.
Davvero una soddisfazione.

Volti sgranati

dicembre 20th, 2008

Sul nostro Flickr un paio di foto della presentazione di Venerdì sera: potetete vedere, un po’ sgranati perché Giacomo, il volenterosissimo fotogafo ufficiale della serata (grazie Giacomo!) non ha voluto usare il flash, la sottoscritta e Damiano Andreini, autore di Slowtuscany.

La “questione” dei giovani

dicembre 16th, 2008

Via booksblog leggo questo racconto testimonianza sul Tempo. Prendo solo spunto da qui per questo mio sfogo, ma non ho niente contro quello che viene scritto e chi l’ha scritto. Apprezzo la sincerità e l’umiltà di raccontare certe cose. Capisco. Mi dispiace. E tutto quanto.
Ma mi sono anche parecchio stufata. Sono veramente stanca. Veramente incazzata. Mi fanno incazzare i miei coetanei. Mi fanno incazzare i trentenni che sono frustrati perché vivono ancora in famiglia. I trentenni che si angosciano perché sono precari. I trentenni che sono arrabbiati perché non trovano lavoro. I trentenni che si lamentano perché hanno un lavoro a tempo indeterminato ma non ce la fanno ad arrivare a fine mese. I trentenni che hanno un lavoro sicuro e ben pagato ma si lagnano perché non è quello che vorrebbero fare. I trentenni che lavorano, fanno una cosa che piace loro, guadagnano bene ma non hanno tempo per leggere libri o andare al cinema. Mi fa incazzare tutta questa marea di giovani laureati piagnucoloni.
Mi fa incazzare perché non è quello di cui c’è bisogno. Non è proprio il caso di piangere in questo momento. Qui e ora è semmai il momento di rimboccarsi le maniche, sbattersi, lavorare, sfruttare queste lauree che ci siamo presi con fatica e con i soldi dei nostri genitori, metter da parte le illusioni della nostra infanzia negli anni ottanta, dimenticarci dei viaggi e di tutto quello che ci piacerebbe fare ma non si può, e fare invece l’unica cosa che si può e si deve.
Anche io mi metto tra questi, e ci metto anche il coraggioso articolista del Tempo, che quanto meno ha la fortuna di fare un lavoro gratificante e di avere 202 euro nel conto in banca.
Io ho fatto una scelta, quella di non rincorrere i concorsi pubblici, di abbandonare le Siss, di non cercarmi nessun lavoro, di provare a fare una cosa mia, una cosa in cui credo, una cosa che mi piace. Ed è veramente dura: non faccio una colazione fuori casa da non ricordo quanto tempo, scrocco al mio fidanzato il cinema e le cene fuori, i pochi soldi che raccatto li spendo nella mia attività, per fare benzina, per il cellulare, mi scade l’abbonamento in palestra e non lo rinnoverò, tengo qualcosa da parte caso mai mi capitasse di dovermi fare un’otturazione a un dente e non so se mai ce la farò a lasciare casa dei miei. Ma mi sono stufata di lamentarmi. Voglio fare libri, dei bei libri e li voglio far leggere. Voglio fare questo nella vita. E se perdo tempo a lamentarmi non ce la farò mai.

Idee regalo

dicembre 15th, 2008

Dalla Home Page del sito è possibile ora ordinare e comprare direttamente i nostri libri da noi. Ve li mandiamo a casa senza costi di spedizione e potrete pagare con bonifico o in contrassegno. Cliccate sul link “Acquista ora” del libro scelto e completate il form! Una bella comodità per fare i regali di Natale, no?

Viaggiare con bisaccia & penna

dicembre 14th, 2008

Segnalo molto poco di ciò che avviene al di fuori di noi e questo forse non va bene.
Questa comunque ve la rimbalzo, perché c’entra con quello che mi piacerebbe pubblicare.

Si trova su www.sigerico.it, è un’iniziativa che si svolge nell’ambito delle attività di valorizzazione dell’itinerario storico-religioso della Via Francigena, sostenute dall’Assessorato Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio e si chiama “Viaggiare con bisaccia & penna”.

Decisamente troppo fatico per me. Ma voi, se partecipate, fatemelo sapere.

Questi scrittori

dicembre 12th, 2008

Attenzione il post che segue è intimo e confusionale: vi consiglio di non leggerlo!

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Una volta volevo fare la scrittrice. Non me ne vergogno, credo di essere piuttosto dotata, ci sono dei miei brevi racconti e mie poesie in giro per il web, nel mio vecchio blog.
Un giorno poi ho smesso di scrivere, credo di aver anche smesso di credere di essere una scrittrice. Non so se davvero poi ci ho mai creduto, perché non ho mai mandato le mie cose alle case editrici, non ho mai scritto un romanzo, troppo impegnativo. Ho deciso così di diventare editrice, lo raccontavo la scorsa sera a Perugia a Alessandro. Detta così sembra un ripiego: è un luogo comune, in fondo, chi non sa fare insegni, gli editori sono scrittori falliti… Non è così. Io il mio lavoro lo adoro, ed è quello che voglio fare.
Non credo di adorare allo stesso modo l’essere uno scrittore, con tutto quello che comporta. Cosa comporta? Beh, poi ognuno sarà scrittore a modo suo, gli scrittori che ho conosciuto sono tutti diversi, tutti hanno qualcosa di straordinario, di unico, di difficile. Molti dicono che è meglio non conoscere gli autori dei nostri libri preferiti perché sarebbero una delusione. Forse per alcuni è così. Per altri assolutamente. A Torino ascoltavo Benni leggere Achille piè veloce ed ero paralizzata, incantata. Quando ho visto Gunter Grass a Francoforte, lo ascoltavo a bocca aperta, senza capire nulla perché parlava in tedesco senza un traduttore, ma era come avvolto da una luce sacra. Ho conosciuti scrittori allora esordienti ai tempi dell’università: Brizzi, Culicchia, Isabella Santacroce… giovani, sicuri di sé, apparentemente felici e un tantino fragili. Ci sono scrittori timidi e introversi, che non sanno parlare di quello che scrivono: Carlotto, imbarazzato che mi firma una sua copia e ai miei complimenti farfuglia un grazie incerto. Ci sono scrittori boriosi che non fanno che parlare di sé, che si sanno vendere e svendere, che ovunque mettono la faccia e sbattono la loro vita.
Tutti gli scrittori però, quando scrivono sono soli. E forse è questo quello che mi spaventava di più, che mi ha fatto rinunciare. Il baratro di solitudine, di insicurezza in cui precipitavo. Ci vuole molta, troppa, autostima, troppo coraggio. E non fa per me, almeno non per me ora.
Provo una grande ammirazione per chi riesce a farlo, anche un pizzico di invidia, per chi riesce a farlo bene, intendo, per gli scrittori “veri”.
Un editore non è mai solo. E’ un lavoro ingrato, faticoso e che non arricchisce, specialmente in Italia ai limiti dell’impossibile. Ma non è mai solo. Ci sono sempre cose da leggere, da ascoltare, da fare. E io, che non riesco a stare sul computer senza aprire cento finestre, che anche quando studio o leggo tengo la televisione o la musica accesa perché altrimenti il silenzio mi schiaccia, che soffro di vertigini e ho l’horror vacui… io così questi scrittori, questi meravigliosi misteri, questi uomini straordinari, queste donne meravigliose, li voglio solo pubblicare.

Intervallo a Perugia

dicembre 11th, 2008

Nel nostro spazio su Flickr le foto dello spettacolo di ieri sera al Cinastik di Perugia.
Comunque è ufficiale: questo libro porta pioggia. Due presentazioni su due funestate da un tremendo temporale.
Si ringrazia come sempre chi è venuto a condividere quello che siamo e che abbiamo da dire, e speriamo che sia piaciuto.
Per gli altri, ci saranno presto altre occasioni. Abbiamo voglia di conoscervi tutti.

Editoria precaria

dicembre 9th, 2008

Questo post di Blog senza qualità mi ha molto rattristata.
Prima di tutto perché è vero, frequentando queste fiere si ha davvero quella impressione là, si respira sempre un po’ quel clima da “illusioni perdute”. L’angoscia del precariato anche, ma è vero che quella c’è un po’ ovunque, a qualsiasi fiera, ovunque ci siano trentenni o giù di lì. Mi dispiace che in un luogo che dovrebbe essere soprattutto di incontro e di promozione, di lettura e di emozione, sia però solo quello che viene fuori, perché in realtà dovrebbe esserci vitalià, passione, soprattutto da perte di chi quelle emozioni dovrebbe crearle e fruirle. C’è qualcosa di sbagliato allora, c’è un errore di fondo in chi vuol fare l’editore senza amore, in chi crede di essere scrittore senza umiltà e senza essere prima di tutto lettore. Un errore che spero di non commettere mai e che spero chiunque vorrà farsi pubblicare da me non conoscerà mai.
Personalmente, essendo titolare di azienda, non posso più nemmeno lagnarmi di essere una precaria, almeno non istituzionalmente parlando.
Certo, nel cuore sì e mi sa che la mia generazione, almeno là, un po’ lo sarà sempre.

Gente di Mumbai

dicembre 5th, 2008

E’ prevista per Gennaio, visto che noi siamo una casa editrice non convenzionale e facciamo uscire i libri dopo Natale, anziché confonderci con le vagonate di strenne natalizie degli altri, l’uscita di Gente di Mumbai, visto che noi siamo una casa editrice non convenzionale e facciamo uscire libri su Mumbai mesi dopo la tragedia che ha coinvolto la città, anziché confonderci con quanti cavalcano l’onda degli “instant book”.

Il libro è di Munmun Ghosh, il titolo originale è Hushed Voices e questa qui accanto è la copertina che ha accompagnato l’uscita indiana, nel Gennaio del 2007.

Chi è Alessandro

dicembre 4th, 2008

Vi invito a leggere la bella storia della vita di Alessandro Ghebreigziabiher, autore de L’intervallo.
Uno “scrittore vero”.

Dicembre

dicembre 3rd, 2008

Ecco qua gli appuntamenti di dicembre con i libri e gli autori di Intermezzi:

Mercoledì 10 dicembre, ore 22:30 a Perugia
presso Cinastik Vineria
Via dei Priori, 39
“Nicolai Barlokkin e la lucertola che imparò a miagolare”
Spettacolo di narrazione teatrale di e con Alessandro Ghebreigziabiher.
Il testo è tratto dal romanzo L’intervallo.

Venerdì 19 dicembre, ore 21:15 a Ponte a Egola (PI)
presso il Centro Vocintransito
Via I Maggio
Presentazione di Slowtuscany di Damiano Anreini.
Saranno presenti l’autore e Raffaella Grana, vicesindaco e assessore alla Cultura di San Miniato, vicepresidente del movimento internazionale delle “Cittàslow”.

Partecipate e spargete la voce.

Il booktrailer de L’intervallo

dicembre 1st, 2008

Il booktrailer de L’intervallo, narrato da Alessandro Ghebreigziabiher stesso.