Pendolari a Mumbai
dicembre 29th, 2008Qua sotto un racconto, non mio stavolta, ma di Munmun Ghosh. Si tratta di un capitolo da Gente di Mumbai, il romanzo corale di prossima uscita per Intermezzi Editore. Un’anteprima assoluta.
La traduzione è di Emanuela Bottaru e la foto è di babasteve.
Buona lettura.
I pendolari andavano verso le stazioni della città in branchi, chiacchierando, ridendo, lamentandosi leggermente, come studenti che scalpitano tornando a scuola dopo una breve vacanza, come soldati che tornano a casa, felici di essere vivi. Dalle nove di mattina le stazioni erano al loro solito sporche, affollate, chiassose, puzzolenti, asfissianti, dispensatrici di vita, ladre di vita, che portano con sè migliaia di sogni di migliaia di pendolari.
Mentre Ratan bighellonava in stazione, si ricordò che il suo abbonamento ferroviario trimestrale era scaduto il giorno prima dei disordini. Riflettè se comprare un abbonamento o rischiare viaggiando senza biglietto. Poteva perdere il locale delle nove e tredici, nel quale di solito saliva il suo gruppo di amici. Con riluttanza si mise in fondo a una delle lunghe code alla biglietteria.
La fila per gli abbonamenti ferroviari sembrava muoversi a mala pena. Ratan pensò alle espressioni concentrate sulle facce dei suoi amici, con i quali giocava a ramino nello scompartimento del treno. Si sporse e chiese a un uomo un po’ più avanti nella fila: «C’è un uomo o una donna allo sportello?». Una donna, disse l’uomo, facendo una smorfia. Ratan valutò la possibilità di diventare un membro del club dei pendolari senza biglietto di Navroli; con una piccola quota mensile al club (la metà dell’importo di un abbonamento) si poteva viaggiare col treno per tutto il mese. Se si veniva sorpresi e bisognava pagare una multa, il club ti rimborsava.
Un mendicante senza gambe e sulle rotelle accanto a Ratan disse ad alta voce, con uno sguardo sognante negli occhi, «C’è qualcosa di romantico oggi nel tempo.» La sua faccia era rivolta verso il cielo, come una scodella di minestra tenuta tra le labbra.
Ratan lanciò un’occhiata al cielo e notò che in effetti stava diventando grigio, tremulo, argenteo, con nuvole nascenti; si voltò e gettò una moneta nella ciotola del mendicante.
Un mendicante con una gamba sola porse una tazza di tè al mendicante senza gambe, ridacchiando, «La gente stamattina è generosa.»
Un’anziana signora che vendeva frutta all’entrata della stazione gridò a una ragazzina che le passò accanto. La ragazzina, una dei suoi clienti fissi, si voltò. L’anziana signora le afferrò il polso destro. «Prenda una papaia. Papaia fresca.» La ragazza sorrise e indicò la sua borsa gonfia.
«Allora prenda qualche sapotiglia.»
«Puzzano», commentò la ragazza. Tuttavia comprò quattro sapotiglie e si precipitò dentro la stazione.
Ratan raggiunse il binario, giusto in tempo per prendere il locale delle nove e tredici. Entrando nel quarto scompartimento a partire dal motore, avanzò frettolosamente verso il lato destro, dove il suo gruppo delle carte si riuniva ogni mattina, alcuni seduti e alcuni in piedi. Attraverso la folla intravide due facce familiari e il suo cuore si gonfiò.
«Tutto tranquillo nella tua zona?», chiese uno.
«Sì… »
«Deve essere stato brutto… »
Ratan restò in silenzio.
«Ehi, dai le carte.»
Si calarono nell’ebbrezza del ramino. Intorno a loro uomini d’affari discutevano animatamente del mercato azionario. Maledetti questi tumulti. Il mercato azionario è crollato proprio quando stavo facendo soldi, rimpianse un uomo.
La melodia della canzone romantica di un vecchio film hindi fece voltare Ratan. Veniva dal gruppo che normalmente cantava dei bhajan sul treno. Pensò che le canzoni religiose avessero una colorazione troppo di parte per essere prive di rischi e accettabili in pubblico. Oggi nessuno correva rischi per la propria sicurezza.
Lo scompartimento accanto, quello di seconda classe per signore, era eccitato come una casa il mattino di un matrimonio.
«Meena, Meena, eccomi, vieni da questa parte.»
«Mi chiami quel venditore ambulante, vuoi? Sì, quel ragazzo con quei fermagli, quelle spille da balia, le spille da balia sono cose così utili. Sai, ho sempre bisogno di chiudere bene le cose.»
«C’è quella donna che vende camicie da notte, quella che sembra sempre triste. Non vedo sua sorella che vende quelle borse legate con il filo di ferro. Sono di quella comunità, sai. Devo chiedere?»
«È meglio di no.»
«Masala fatti in casa. Cinque spezie mischiate insieme. Gettatele in un tegame e cuocete tutto. Gusto assicurato. Solo dieci rupie ogni sacchetto. Signora, non li troverà da nessun’altra parte. Cinque spezie, prezzi bassi.»
«Mi dia un sacchetto. Guardiamo se questo riesce a far lamentare meno i miei figli. Vogliono solo tagliatelle Maggi. Di questo passo non avranno forza nemmeno a vent’anni.»
«Non ho visto così tanto di mio marito dalla nostra luna di miele, quanto ho visto negli ultimi quattro giorni.»
«E sei ancora innamorata di lui?» Risate.
«Ho pulito ogni pezzetto e ogni angolo di casa mia.»
«La ragazza che bada ai miei bambini è tornata al suo villaggio insieme ai genitori, erano così spaventati. Adesso devo trovare una nuova ragazza. Ho lasciato i bambini con mamma, ma le sue ginocchia stanno cedendo; non riesce a gestirli.»
«Hai studiato? È così noioso stare a casa. Mi manca il college.»
«Lo so io chi ti manca.» Risatine.
«Ehi guardate, c’è Mahrukh. Mahrukh, siamo qui… »
«Che, un opuscolo? Non voglio nessuno opuscolo.»
«Accetta un rifiuto, se te lo dà.»
«Venite, unitevi a noi per combattere il comunalismo. Oh, scemenze politiche. Lo puoi buttare. Ti ha contattato Rohan in questi giorni?»
Dal suo posto al finestrino Farzana studiava le ragazzine che parlavano a vanvera ad alta voce ed erano raggianti di felicità. Il suo sdegno cresceva.
Intanto le ragazzine cadevano l’una sull’altra e a volte sulle altre passeggere, seminando battute e risate, rosse in volto per la gioia della loro rinnovata bonarietà e alle donne più grandi non dava fastidio questo caos, si immersero in una conversazione fluente.
I treni zigzagarono attraverso la città per tutta la mattina.
Era appena sera, un po’ prima dell’orario di chiusura degli uffici, quando Farzana salì su un treno per andare a casa. Lo scompartimento per signore era vuoto, tranne che per un’altra ragazza che sedeva a un finestrino. Per una volta non è affollato, pensò Farzana con sollievo mentre occupava un posto davanti alla ragazza. La ragazzina, che stava apparentemente canticchiando un motivo, gettò una ciocca di capelli all’indietro e sorrise a Farzana; quest’ultima si accigliò.
È sorprendente che oggi ridano tutti! Pensò Farzana con rabbia. A partire dalle passeggere nel treno mentre andava a lavoro, le commesse al negozio di vestiti dove lavorava, fino a questa giovane passeggera seduta davanti a lei, con grandi bangle di legno sulle mani e orecchini simili a bangle. Come se non fosse successo niente di importante. Eppure negli ultimi quattro giorni la sua vita era cambiata. Pensò a suo fratello Riaz, un giovane tranquillo ed erudito, che era stato ucciso quando aveva messo piede fuori casa di notte, per comprare delle medicine alla loro madre. Morto, il suo unico fratello, un giovane paziente e dalla voce carezzevole, che non sopportava di sentire le sue sorelle parlare in modo volgare nemmeno con il netturbino, morto. E il mondo se ne infischiava. A nessuno importava che la madre non riuscisse ad aprire gli occhi, gonfi per le lacrime incessanti; a nessuno importava che l’unico uomo della loro famiglia fosse morto, essendo il padre morto anni prima, e che adesso erano cinque donne – tre sorelle, mamma e nonna – lasciate a badare a se stesse in un periodo di conflitto tra comunità.
Oggi Farzana non si aspettava di dover fare un lavoro di decorazione di perline al negozio e tuttavia aveva terminato almeno cinque chunni, cucendo gli orli a macchina, e due fall che aveva attaccato a due sari. La gente comprava come prima. A nessuno importava. Guardò di nuovo la ragazza seduta di fronte a lei. Come sembrava sciocca, ridacchiava tra sé e sé di tanto in tanto, probabilmente ricordando qualche interazione frivola con un uomo.
Improvvisamente Farzana si mise a sedere diritta. Dal suo posto scorse un ragazzino saltare nello scompartimento mentre il treno partiva dalla stazione.
«Ehi, questo è uno scompartimento per signore», urlò. «Scendi.»
Il ragazzo gesticolò con le mani e con la faccia e borbottò. Era magro, molto scuro e giovane. Non poteva aver finito la scuola.
Mentre il treno partiva dal binario, in una manciata di secondi, il ragazzo andò verso di lei e l’altra ragazza con un coltello, lasciando intendere con la mano sinistra che dovevano dargli tutto quello che avevano di valore. Farzana si tolse di dosso gli orecchini con dita tremanti. Notò che gli occhi del ragazzo erano rossi e che sembrava davvero spaventato. La mano dell’altra ragazza si spostò verso la catenina indossata proprio per queste emergenze. Immediatamente il ragazzo le puntò il coltello. Mentre Farzana gli porgeva gli orecchini, l’orologio e tutte le monetine che aveva nel borsellino, l’altra ragazza filò via e andò verso la porta. Il ragazzo fece un balzo nella stessa diezione, minacciando al tempo stesso di uccidere Farzana, se lei tirava la catena. L’altra ragazza stava discutendo con il ragazzo, rifiutandosi di dargli qualsiasi cosa, scuotendo risolutamente la testa. Farzana guardò la sua faccia con stupore. Si stava opponendo al ragazzo a testa alta anche mentre il coltello luccicava un po’ più giù, pericolosamente vicino al suo stomaco. Il cuore di Farzana batteva così forte che sentì che sarebbe collassato e sarebbe morta di arresto cardiaco. Si strinse le mani al petto gemendo, «Allah, Allah… ».
Il ragazzo improvvisamente spinse la ragazza fuori dal treno in corsa, sui binari. Farzana urlò terrorizzata. Il ragazzo si avventò su di lei e le chiuse con forza la bocca. Lo vide in faccia, la linea spigolosa della mandibola, i capelli folti che cadevano su quasi metà della fronte e gli occhi spaventati. Il treno stava entrando nella stazione successiva. Apparve l’estremità della banchina. Il ragazzo la lasciò bruscamente e saltò fuori.
Farzana restò a sedere fino a che il treno si fermò completamente. Allora scese velocemente e si arrampicò nello scompartimento per signore attiguo, che ribolliva come un calderone acceso.

E’ prevista per Gennaio, visto che noi siamo una casa editrice non convenzionale e facciamo uscire i libri dopo Natale, anziché confonderci con le vagonate di strenne natalizie degli altri, l’uscita di Gente di Mumbai, visto che noi siamo una casa editrice non convenzionale e facciamo uscire libri su Mumbai mesi dopo la tragedia che ha coinvolto la città, anziché confonderci con quanti cavalcano l’onda degli “instant book”.















