Un autore di autori

novembre 29th, 2008

Tempo fa su Squilibri, lessi di questo ritratto, edito da Adelphi, casa editrice astuta, tanto per buttare un’altra battuta nella solita rubrica degli “sparlericci”, che Jean Echenoz fa del suo editore. Il volumetto, meno di cinquanta pagine, si intitola semplicemente Il mio editore, ed è meraviglioso. Il ritratto di Jérome Lindon, l’editore che ha scoperto Beckett, un grande editore all’avanguardia, un “autore di autori”, viene consegnato con una scrittura limpida e appassionata, misuratissima, tenera, gonfia d’affetto, in un racconto divertente e gioioso. Questo editore è tutto quello che io non sono e che probabilmente non sarò mai. Questo che Echenoz ha fatto è quello che sognerò sempre un autore possa fare per me.

Siccome ho fatto tante sottolineture, per una volta, e siccome voglio che le parole di questo libro mi rimangano davanti come insegnamento a lungo, ne trascrivo qualcuna qua:

“quando un autore pranza col suo editore, è sempre l’editore che paga il conto.”

“La cosa essenziale, ai miei occhi, è che il volume esista. Non ho ancora capito che un libro è fatto anche per essere venduto. Anche questo lo imparerò più avanti. Sarà un cambiamento totale.”

“Capirò in seguito che la politica della casa editrice è questa: dire sempre che non c’è la minima possibilità.”

“Lui detesta i sentimentalismi, detesta che lo prendano per quello che non è, padre putativo, confessore, terapeuta, non lo sopporta. L’unica volta che mi arrischio a consultarlo su un problema in apparenza insolubile che mi si presenta in un romanzo, subito si irrigidisce e addirittura, anziché dirmi evasivamente che me la caverò, che troverò una soluzione, tanto per liquidare la faccenda, mi fa capire che in effetti non ho alcuna speranza di venirne fuori, giusto perché sia chiaro che non devo rompergli le scatole coi miei miseri assilli. [...] Lindon vi spinge sottacqua anziché lanciarvi un salvagente.”

“Non bisogna tuttavia pensare che sia un uomo freddo, brusco, autoritario, anaffettivo o che so io [...]. E’ semmai uno che si appassiona , si commuove, si fa beffe, si infiamma e si compiace almeno quanto è capace di indignarsi e ribellarsi. Né bisogna credere che non sia simpatico [...] Il punto è che ha altro da fare che essere simpatico”

“è rapido in generale, tutto va molto in fretta: gli porti un manoscritto e lui telefona già l’indomani”

“Da qualche anno ho capito che quest’uomo ha due sorrisi: lo spaventoso sorrisetto che affiora in circostanze come quelle che ho descritto, e l’ampio sorriso cordiale quando un libro gli piace, quando un libro va bene, quando è contento di vedervi e, in generale, quando qualcosa di bello capita a lui ma soprattutto a chi gli è caro.”

Visual marketing

novembre 26th, 2008

Sono una vera vittima del consumismo. Qua alla Libreria Rinascita di Empoli hanno esposto il nostro Ghebreigziabiher accanto a Italia De Profundis di Genna, direi per l’ordine alfabetico. Di conseguenza: ho comprato il libro di Genna. Speriamo almeno sia un bel libro. Come credo.

Libri per lettori veri

novembre 24th, 2008

Inauguro la rubrica “sparlericcio sui colleghi”, rubrica per parlare e sparlare di colleghi editori, piccole e grandi realtà editoriali con cui mi confronto.
Dunque, mi è capitato sotto mano un segnalibro promozionale della Voland, con su scritto questo slogan: “libri per lettori veri”. Ecco, la Voland mi piace. Ho letto libri carini della Voland, carini, non stupendi: non trovo particolarmente da mozzare il fiato la Nothomb, per esempio, la loro punta di diamante, ho trovato simpatica ma non dotatissima la Tuil, sto leggendo Berlino-mosca un viaggio a piedi di Wolfgang Buscher, che è un diarietto di viaggio delizioso, ma appunto -etto. La Voland pubblica traduzioni, libri e scrittori francesi, russi, spagnoli… con una certa buona dose di snobismo fa delle scelte anche ardimentose e da ammirare. Perciò mi piace.
Però, parliamo di questi lettori “veri”? Che vuol dire “libri per lettori veri”? Quelli che leggono i libri della Voland sono lettori “veri”? E chi sono i lettori non “veri”? Quelli che leggono La solitudine dei numeri primi?
Ho detto che la Voland è una casa editrice snob, l’ho detto in senso positivo, perché credo che sia un valore, un pregio, che la distingue e me la fa piacere. Anche io sono snob. Ma non mi piace quando fa queste distinzioni, i lettori “veri” non esistono: ci sono solo i lettori, punto. Perché ammiccare a chi si crede più intellettuale, più acculturato e alla moda perché compra la Nothomb piuttosto che Hosseini? Ognuno ha il diritto di comprare e leggere cosa vuole, e per me è comunque un lettore. Insomma, questa trovata mi è sembrata un mezzuccio, una frasetta infelice.
Ma la voglio ugualmente imitare, coniando invece uno slogan nostro:
“Intermezzi: editore per scrittori veri”.
Piace?

Il sogno di una vita

novembre 20th, 2008

Una video-narrazione di Alessandro Ghebreigziabiher, autore dell’Intervallo.

Qua il testo.

I libri più belli non sono in libreria

novembre 18th, 2008

Sul blog DandeLion, un bel commento al nostro Slowtuscany e in particolare al capitolo, a me particolarmente caro, perché più vicino geograficamente, su Gostanza da Libbiano.

Un “intervallo” di lettura

novembre 17th, 2008

Su Il Cittadino Online una recensione all’Intervallo di Alessandro Ghebregziabiher.
Qua: Un libro per un “Intervallo” di lettura.

Devo fare i complimenti al giornalista, oltre che ringraziarlo: il titolo dell’articolo, accostato al soggetto della copertina, è particolarmente suggestivo.

Confessioni di una editor /2

novembre 17th, 2008

Stavolta davvero.
Beppe Giuliano mi ha intervistata su parolae.it.
Qua: Confessioni di un’editrice.
E non ridete.

Territori comuni. A proposito di associazioni

novembre 14th, 2008

Ieri sera siamo stati, io e Manuele, a parlare con un editore locale. Si tratta di un’associazione culturale che da anni pubblica due testate, una mensile e una bimestrale, su arte, cultura, eventi, imprenditoria locale. Il nostro incontro aveva lo scopo di capire se ci poteva essere un territorio comune su cui poter lavorare insieme.
Conoscevo molto bene le loro pubblicazioni, che girano nelle nostre case, inevitabilmente. Quando abbiamo cominciato questa avventura, un’amica ci invitò a parlare in una conferenza a proposito di imprenditoria giovanile, e in quell’occasione fummo fotografati e pubblicati su una di queste due riviste.
Non conoscevo affatto, però, chi ci stava dietro: un signore non più giovane, vitale e simpatico. Soprattutto un grande professionista, uno che lavora con passione e serietà.
Come molte persone di una certa età amano raccontare quello che fanno e non se ne vergognano, non ne sono insicuri, come noi giovani troppo spesso siamo. Ci ha parlato del suo progetto, di come è nato, per passione e hobby, di come è cresciuto, delle scelte fatte. Della volontà di mantenere una dimensione esclusivamente locale.
Si tratta di riviste che campano delle inserzioni pubblicitarie, che girano tra gli imprenditori della zona, che devono compiacerli, parlare di loro, raccontare il loro mondo, abbellirlo con l’arte e la letteratura, ma che si possa capire, che non sia da addetti ai lavori, perché qua in provincia non ce ne sono. Ma che mantengono un decoro e una dignità, un’autorità di nomi, di professori e personaggi che per amicizia e visibilità scrivono e fotografano.
Una dimensione tutta radicata nel territorio, quindi, che non conosce internet e ne fa a meno. Magari una dimensione un po’ vecchia, ma che riflette il suo target e lo rispetta.
Una cosa diametralmente opposta a quella che siamo noi, insomma: quasi senza radici, nati da internet, dalle passioni, sì anche noi, dal cuore, ma alla ricerca di una casa, di occhi che ci guardino, di orecchie che ci ascoltino.
Mi è piaciuto incontrare un’associazione che per una volta fa l’associazione, che è vera voce dei suoi associati, che parla a loro e per mezzo di loro. E non un’associazione che è tale solo per scappare alle responsabilità, al fisco, per accedere meglio ai fondi pubblici, agli stagisti da far lavorare gratis, ai contratti di precariato, ma che poi si comportano da impresa: la maggior parte, almeno per ciò che ho visto io.
Noi abbiamo scelto di essere una società, perché vogliamo che questo sia il nostro lavoro, e vogliamo pubblicare solo quello che vogliamo noi, quello in cui crediamo, senza che gli scrittori debbano pagare. Ecco perché non abbiamo fatto un’associazione. Ecco perché non rispetto e non mi piace chi, associazione culturale, fa quello che vorremmo fare noi.
Ed ecco perché rispetto, invece, e mi piace, chi fa quello che fa il signore con cui abbiamo parlato ieri sera e con cui, forse, c’è molto più territorio comune su cui poter lavorare insieme di quanto sembri.

Un silenzio assordante

novembre 9th, 2008

Vi segnalo un articolo di Alessandro Ghebreigziabiher, autore de L’intervallo, a proposito di ragazze e ragazzi, consapevolezza e disobbedienza. Sulla rivista “Carta”.

Confessioni di una editor

novembre 7th, 2008

Mi sono ripromessa che un giorno, quando questa povera casa edtitrice sarà diventata ricca e operosa, scriverò un romanzo intitolato così, Confessioni di una editor: titolo ruffiano e ammiccante, che fa presagire contenuti piccanti, storie lussuriose tra i manoscritti e le stampanti sempre accese, tra le bozze delle copertine e i monitor dei pc, tra le gambe accavallate della matura capitana d’azienda e il giovane e “pronto a tutto per far carriera” stagista…
No, in realtà vorrei solo raccontare tutta questa avventura, fin dall’inizio.
Vorrei raccontare della fatica e della frustrazione; della gioia di passare pomeriggi a leggere e della difficoltà di scegliere, di rifiutare, di trovare le parole giuste, di cercare di conoscere le persone giuste. Parlare dello stress che comporta il lungo e preciso lavoro di limatura e correzione, dell’ansia di aspettare, dell’emozione senza controllo di aprire la prima scatola di libri, di vedere la soddisfazione dell’autore e di provarne una sottile invidia.
E scrivere anche della continua insicurezza, della paura di sbagliare, di non essere in grado. Per esempio, io un libro come quello di Giordano non sono sicura che lo avrei scelto, non so se sarei riuscita a trovargli un titolo così azzeccato, forse non sarei stata in grado di venderlo. Ma forse è solo questione di tempo e di esperienza ed è quando ne avrò che lo scriverò, Confessioni di una editor: potrebbe diventare un bel best seller.

Foto

novembre 5th, 2008

Le nostre foto qui:

Leggere L’intervallo

novembre 4th, 2008

Ringrazio i coraggiosi che hanno sfidato il nubifragio di Venerdì scorso per venire a d ascoltare il racconto di Alessandro. Sinceramente mi sono commossa nel sentir interpretare, e così bene, le parole che ho letto un numero spropositato di volte, prima che fossero stampate e impaginate. Mi devo ancora abituare a certe emozioni.
L’intervallo lo potete comprare in tutte le librerie d’Italia, dovete solo chiederlo. Presto sarà disponibile anche su ibs e poi, ovviamente, potete chiedere direttamente a noi, scrivete a redazione@intermezzieditore.it o chiamatemi al 349-1885312.
Se volete aiutarci a promuoverlo, sul sito ci sono i bannerini da inserire nei vostri spazi web.
Non costano niente e sono carini:

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La storia di Mario, il prescelto che salva il mondo riuscendo a non fare pipì.

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