marzo 30th, 2008
Su La poesia e lo spirito, un mio piccolo articolo che parla di Intermezzi: qui.
Grazie a Fabrizio Centofanti per l’ospitalità.
Approfitto per ringraziare anche Giulio Mozzi per gli auguri e tutti quelli che si stanno interessando a noi.
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marzo 20th, 2008
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Kandivli. L’imbocco della stazione è un vociferare di urla di venditori di frutta e verdura. Cammino velocemente, cercando di non guardare quegli articoli allettanti, pensando a cosa cucinare per cena. Mio marito Rakesh mi ha chiamata al Centro nel pomeriggio e mi ha detto che sarebbe tornato a casa in tempo stasera. E’ tornato tardi ogni giorno queste settimane passate. Mi chiedo che cosa o chi lo trattenga. Può un ragioniere avere un carico di lavoro così pesante da dover restare fino a tardi per diverse sere? Rakesh mi è sempre stato fedele. Tuttavia, come può una donna essere sicura della fedeltà di un uomo, specialmente una moglie che non ha dato al marito un bambino? Il tono della sua voce, questo pomeriggio, era strano come il curry senza sale. Mi parlerà di un’altra donna stasera?
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“Sita, oggi mi è stato chiesto di dimettermi”, alla fine le parole escono fuori, interrompendo il suo flusso.
Lascia andare la treccia, si volta verso di me, gli occhi spalancati, e si avvicina al letto. Un’espressione di grande dolore le offusca il volto. Oh mio Dio, perché non me l’hai detto? Oh Dio, che egoista sono stata a parlare di me stessa…dimmi, dimmi tutto.”
La faccio breve. “Non importa,” mi risponde e mi avvicina al suo seno e continua a darmi buffetti come se fossi un bambino che singhiozza. “Ce la faremo. Non ti devi preoccupare. Non hai preso una vacanza per così tanto tempo. Meriti una vacanza e troverai presto un altro lavoro. In ogni caso non ti devi preoccupare. Abbiamo dei risparmi e non abbiamo bisogno di molto.”
Non è preoccupata per la perdita del mio stipendio. E’ sorprendente! La respingo e studio il suo volto. E’ raggiante. Le sue guance sono splendenti, i capelli si gonfiano in due ricci pieni su entrambi i lati di una scriminatura accurata, gli occhi traboccanti. Che coraggio! Che energia! E’ nata per essere madre.
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I miei occhi si muovono indifferentemente sulla folla di uomini e donne diretti in ufficio, senza registrare nessuno e aspettando.
Alle dieci in punto la mia musa appare sulla banchina. Oggi i suoi lunghi capelli sono raccolti in una treccia; l’amico che l’accompagna regolarmente sta parlando animatamente e lei ascolta con la testa leggermente abbassata e un sorriso guizza sulle sue labbra, come se sapesse di essere guardata da molti occhi pieni di ammirazione. Wow! La freschezza della sua pelle! Come descriverla? Ah, cosa non darei per una nuova metafora!
Brani tratti da Munmun Gosh, Hushed Voices, e tradotti da Emanuela Bottaru.
Tag:Gente di Mumbai, Munmun Ghosh
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marzo 4th, 2008
Circa un anno e mezzo fa mandai un discreto numero di curriculum, circa cinquanta, ad altrettante case editrici, sparse per tutta Italia, nella speranza di trovare un lavoro. Di queste quasi nessuno mi ha risposto, quattro o cinque mi hanno spedito lettere standard di rifiuto, tre o quattro non mi hanno risposto ma mi hanno inserito senza chiedere la mia autorizzazione nelle loro mailng-list pubblicitarie, solo due mi hanno offerto la possibilità di fare un tirocinio (non retribuito e senza alcuna speranza di essere assunta, ovvero quello che poi ho fatto).
Solo una persona, tra quelle che hanno risposto per dire che non potevano assumermi, mi ha scritto una bellissima mail che ancora conservo: una lettera dolcissima, sincera, professionale, piena di consigli, di incoraggiamenti e di amore per il proprio mestiere.
Questa persona è Elena Battista, della Fernandel. Persone belle cui vorrei assomigliare.
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