Ringo Starr in classe
marzo 10th, 2010 di Chiara FattoriLunedì scorso Daniele Pasquini è stato invitato a parlare di Io volevo Ringo Starr in una classe di un istituto superiore.
Ha scritto un resoconto per noi. Eccolo qua:
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Ringo Starr in classe
di Daniele Pasquini
Entro nella classe II°F scortato dalla professoressa e cerco di capire dalle occhiate dei ragazzi se posso essere considerato uno di loro o se sono già sufficientemente vecchio da essere inserito nell’infinita schiera degli altri. Me lo domanderò fino alla fine.
Nei banchi in prima fila stanno quattro-cinque ragazzine che sono il riassunto di tutto l’immaginario collettivo sul mondo delle adolescenti. È l’8 marzo, faccio gli auguri a tutte le ragazze.
In classe hanno letto Io volevo Ringo Starr, e adesso dovremo parlarne.
Hanno alcune curiosità, un ragazzo moro inizia.
Qual è il significato del titolo?
Ma è una storia vera?
Quei personaggi sono esistiti veramente?
Perché ci sono gli aneddoti storici?
Perché l’epilogo?
Quanto c’hai messo a scriverlo?
Rispondo cercando di non fare il professore, ma evitando slang e pesanti inflessioni dialettali.
Sembra ascoltino.
Sono finite le domande, adesso bisogna improvvisare.
La professoressa mi aveva avvisato: non leggono. Pensano solo a Uomini e Donne e al Grande Fratello. Cosa leggevi tu, alla loro età?
Ed io mi ero attrezzato: estraggo tutto fiero dalla borsa alcune roccaforti della mia formazione, sperando di incuriosirli.
Parto dall’immancabile Brizzi, non lo conoscono.
1984 di Orwell. Gli racconto del vero Grande Fratello, e del fatto che quello che era un romanzo fantascientifico è diventato un romanzo storico.
Jack Kerouac, On the road. Provo a dire che un tempo non esistevano i giovani, li hanno inventati tra le due guerre mondiali in America. L’età del jazz. Poi i college. Poi il beat. Poi la gioventù di massa, il rock n’roll. La strada, i sogni.
Faccio passare il libro: è troppo lungo.
Altri libri? Altri libri.
Si emozionano solo quando vedono Novecento di Baricco. Bello profe, son 60 pagine. Leggiamo quello.
Finisce così il capitolo “i romanzi che ti piacevano alla nostra età”.
Un ragazzo che aveva particolarmente apprezzato il mio libro tira fuori una chitarra e fa sentire a tutti una sua canzone. Non potevo portare l’elettrica. Con l’acustica posso suonare solo uno dei brani che facciamo col gruppo. Inizia a suonare e a cantare. Lui è molto bravo ed il pezzo è buono. Applausi.
Poi una ragazza mi chiede ma hai sempre voluto fare lo scrittore – cioè – quando ti è venuto in mente?
Spiego come stanno le cose, e sembrano allibiti. Chiedo un po’ quali sono i loro sogni. Silenzio.
Boh. Non so. Non lo voglio dire.
La più audace sogna di dormire una notte dentro la coop.
La professoressa mi guarda e sospira. Non so bene che dire, quindi invito tutti a procurarsi un bel sogno entro una settimana, prima che sia troppo tardi. Cerco di non fare il guru, di dire quel che penso.
Suona la campanella, nella ventina di encefali presenti le sinapsi si attivano impazzite, e le cartelle sono già ricomposte e in un secondo la classe è vuota.
Restiamo io, la professoressa, il ragazzo della chitarra e una di quelle della prima fila, una che ascolta De André. Mi salutano e mi ringraziano, poi vanno via anche loro, e inizio a scendere con la professoressa.
È molto contenta: è andata benissimo, dice.
Non mi sarei mai aspettata così tanto ascolto e partecipazione ed entusiasmo. È tantissimo, per il loro livello. Sono convinta che questo incontro gli resterà impresso.
Ringrazia, ri-ringrazio, e alla fine torno verso casa.
Rimetto i libri che avevo mostrato ai ragazzi nella libreria.
Osservo la copertina di 1984. Stasera c’è la finale del Grande Fratello 10. Immagino le ragazze della prima fila che festeggiano il loro 8 marzo davanti a canale cinque, e sogno che almeno qualcuna provi un po’ di fastidio.
Alla fine ha vinto Mauro.
Domenica 14 marzo alle ore 19 a Roma, presso il Cineclub Alphaville in Via Del Pigneto 283, nell’ambito della rassegna
Luca Gallo presenta 











