Come ho incontrato vostra madre su 84charingcross

Su 84charingcross Gabriele Sciuto recensisce Come ho incontrato vostra madre di Gianluca Morozzi (collana Ottantamila).

Qui la recensione completa.

Qui sotto un estratto.

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Gianluca Morozzi in Come ho incontrato vostra madre, sembra quasi voler costruire una storia sgangherata, ma talmente sgangherata, da renderci questo racconto, che è quasi un’allucinazione notturna, digeribile come un sorbetto al limone. [...] Come ho incontrato vostra madre, come fosse un raccontino della buona notte per ammansire i bambini che non vogliono andare a dormire, come una favola dolce al punto da essere zuccherosa all’eccesso, o magari come una sitcom della CBS. [...] Morozzi gioca consapevolmente con stereotipi triti, ri-costruendo una Bologna reale e al GianlucaMorozzicontempo surreale attraversata dalla più varia umanità, riuscendo a miscelare il tutto grazie all’evidente capacità affabulatoria. In poche battute, il lettore è dentro la storia, completamente. La topografia è precisa e i personaggi sono bel delineati, pur mantenendo un grado di ambiguità che li rende vivi anche nel loro essere bislacchi.

La fiera verrà distrutta all’alba su Una banda di cefali

Su Una banda di cefali, Carla De Felice recensisce La fiera verrà distrutta all’alba di Angelo Orlando Meloni (collana Ottantamila).

Qui il testo completo.

Qui sotto un estratto.

La fiera verrà distrutta all'alba[...]

La fiera verrà distrutta all’alba di Angelo Orlando Meloni (Intermezzi editore), riesce a racchiudere in esattamente 70 pagine una riflessione critica intelligente, ardita e profonda del mondo dell’editoria al giorno d’oggi. Angelo Orlando Meloni immagina un futuro più o meno remoto, in cui la situazione editoriale ai tempi dei social network è alquanto esasperata. Gli scrittori (o soprattutto aspiranti tali) sono il doppio dei lettori e la loro fama di visibilità è amplificata all’ennesima potenza. Gli editori, ormai stremati, sono rinchiusi nei loro bunker per evitare gli appostamenti a sorpresa degli autori frustrati, disposti a tutto pur di consegnare un manoscritto.

Intermezzi al Salone Internazionale del Libro di torino 2016

Da giovedì 12 a lunedì 16 maggio, Intermezzi Editore vi aspetta al Salone Internazionale del Libro di Torino. Ci trovate allo stand L17, insieme agli altri NEI (Nuovi Editori Indipendenti).

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In occasione del Salone del Libro presenteremo il nostro ultimo romanzo: La carne di Cristò. L’appuntamento è per sabato 14, ore 20, Sala Incubatore. Interverrà insieme all’autore Giovanni Arduino, traduttore italiano dei romanzi di Stephen King.

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Giovedì 12 maggio usciranno inoltre due nuovi racconti per la collana Ottantamila, la nostra collana di narrativa breve in digitale: L’uomo che non esiste di Gianluca Mercadante e Noi che salvammo il mondo da Ivan Drago di Andrea Malabaila.
Allo stand saranno acquistabili anche copie cartacee in edizione limitata di entrambi i racconti.

Coming Soon: Noi che salvammo il mondo da Ivan Drago

Esce giovedì 12 maggio un nuovo Ottantamila: Noi che salvammo il mondo da Ivan Drago di Andrea Malabaila.

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ANDREA MALABAILA, Noi che salvammo il mondo da Ivan Drago, Intermezzi, 2016, caratteri 71976, Euro 3.

Ma sul fatto che i russi fossero gente cattiva e senza scrupoli, di dubbi non ne avevamo. Ci era bastato guardare Rocky IV, con quella specie di automa biondo di Ivan Drago che dice «Ti spiezzo in due», per capire di che pasta fossero fatti. Gli americani invece erano quelli buoni, che esportavano in tutto il mondo la Disney, i film di Spielberg, I Goonies, Ritorno al futuro, Ghostbusters e i fast-food.

È il 1986 e per Filippo, Jabbar e Panino, il mondo è diviso in due. Da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Da una parte gli americani, con la Disney, Rocky e i fast food, dall’altra i comunisti, con Ivan Drago. Da una parte il nonno di Panino e le sue previsioni, dall’altra i Super Teppisti della scuola.
In una fredda sera d’inverno, mentre nel cielo di Torino sta passando la cometa di Halley, i tre, con l’aiuto di una ragazzina e delle loro bmx, dovranno cercare un tesoro in gettoni telefonici, salvare se stessi dai terribili bulli e il mondo da un attacco atomico.
Riusciranno i buoni a vincere anche questa volta?

Andrea Malabaila è nato a Torino nel 1977. Ha pubblicato i romanzi Quelli di Goldrake (Di Salvo, 2000), Bambole cattive a Green Park (Marsilio, 2003), L’amore ci farà a pezzi (Azimut, 2009), Revolver (BookSalad, 2013), La parte sbagliata del paradiso (Fernandel, 2014); la raccolta di racconti Chi ha ucciso Bambi (Historica, 2011); i racconti lunghi Torino è un riccio (Historica, 2012) e Latte chimico (Il Foglio, 2013). Nel 2007 ha fondato Las Vegas edizioni. Il suo sito è www.andreamalabaila.it.

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Coming Soon: L’uomo che non esiste

Esce giovedì 12 maggio un nuovo Ottantamila: L’uomo che non esiste di Gianluca Mercadante.

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GIANLUCA MERCADANTE, L’uomo che non esiste, Intermezzi, 2016, caratteri 68672, Euro 3.

L’uomo non è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, mannaggia a quell’amanuense disattento che nella notte dei tempi ha scambiato una parola per un’altra, o forse ci ha messo del suo, e ha in ogni caso cambiato a nostro discapito tutta quanta la storia. No, l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza del panda rosso.

Valerio Reale si è alzato come tutti i lunedì mattina, il lunedì è il giorno della rubrica settimanale, ma da oggi Valerio non ha più una rubrica di cui occuparsi: con l’entrata in vigore del Jobs Act il suo inquadramento al giornale risulta irregolare. Al signor Reale non rimane quindi che sbrigare le sue commissioni e cominciare a pensare a come procurarsi l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, ma all’ufficio postale Valerio fa un’altra incredibile scoperta: la sua bolletta non può essere pagata perché il suo nome risulta inesistente.

Comincia così una tragicomica giornata, per il povero Valerio Reale, una giornata in cui tutto sembra capovolto e grottesco, come in un racconto di Pirandello.

Gianluca Mercadante è nato nel 1976 a Vercelli. Decine di suoi racconti sono apparsi in antologie, riviste e per il Giallo Mondadori. Ha pubblicato McLoveMenu (Stampa Alternativa 2002, Premio Parole di Sale), Il Banco dei Somari (NoReply, 2005), Nodo al Pettine – Confessioni di un parrucchiere anarchico (Alacràn, 2006), Polaroid (Las Vegas, 2008), Cherosene (Las Vegas, 2010), Caro scrittore in erba… (Las Vegas, 2013), Noi aspettiamo fuori (Effedì, 2014), Casinò Hormonal (Lite Editions, 2015). Con Daniele Manini ha inoltre curato l’antologia Liscio assassino (Ed. Zona, 2014), allegata all’omonimo album dei Banda Putiferio. Ha scritto di critica letteraria per «La Stampa», «Orizzonti», «Pulp» e «Satisfiction». Il suo ultimo libro s’intitola Caro lettore in erba… (Las Vegas, 2015).

Foto di Alessandro Abate

Foto di Alessandro Abate

La carne su Letture Metropolitane

Flavia Capone recensisce La carne di Cristò su Letture Metropolitane.

Qua.

Sotto un estratto.

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I piani del passato e del presente si fondono e sovrappongono, tanto da non avere distinzioni nemmeno visive nel testo; siamo continuamente trasportati avanti e indietro nel tempo, viaggiamo nelle teste dei vari personaggi e misuriamo questo mondo apocalittico ad ogni parola con un’emozione diversa.

E c’è anche l’amore, un amore che tenta disperatamente di mantenere una parvenza di normalità nonostante di normale non ci sia più nulla.

Un modo nuovo per raccontare un’apocalisse zombie: per un po’ possiamo mettere a riposo gli effetti speciali e la plastica, e tornare a parlare solo di “carne”.

VOTO 20 FERMATE: Un libro scorrevole e coinvolgente, si adatta alla lettura in mobilità. Attenti al percorso che state facendo: potreste saltare qualche fermata per mantenere inalterata la suspense!
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La carne sul podio di Vita da editor

Giovanni Turi sul suo blog Vita da editor scrive le pagelle delle sue ultime letture (tutte pubblicate negli ultimi dodici mesi).
Il nostro La carne si prende un bel 7.5 e si posizione sul terzo gradino del podio.

Ecco il commento:

La carne CristòLa carne, Cristò, Intermezzi
Cristò interseca abilmente due storie: quella del medico Tancredi, impotente dinanzi a una misteriosa epidemia, e quella dell’anziano narratore che vive in un mondo popolato da inoffensivi zombi e in cui il tempo e l’evoluzione tecnologica si sono cristallizzati. Potrebbe sembrare un romanzo horror o distopico, ma la delicata ironia e una scrittura suadente, franta e cantilenante, ne fanno semplicemente un racconto originale e inclassificabile.
Voto: 7,5

Qua l’articolo completo.

Caterina fu gettata su Letture Sconclusionate

Simona Scravaglieri recensisce Caterina fu gettata di Carlo Sperduti su Letture Sconclusionate.

Qui.

Sotto un estratto.

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Parliamo della storia persa nel suo insieme. Se fosse stata più contorta sarebbe risultata noiosa. Storia contorta richiede linguaggio semplice, storia semplice potrebbe anche avere un linguaggio contorto. Tu invece hai scelto un linguaggio formale che ricorda i tempi andati che – stranamente perché non ci avrei scommesso manco io! – funziona anche nei momenti più paradossali e, questo, è un altro punto di merito non indifferente e capisco perché, a distanza di anni, nel catalogo Intermezzi, ancora si possa trovare il tuo libro. E se anche uno lo prende come un divertissement o anche un esercizio di stile o solo come un bozzetto di un autore che si mette alla prova comunque risulta credibile e apprezzabile. Sono felice che in fiera a Roma che Rachele mi abbia proposto questo libro invece di un altro e sono altrettanto contenta di aver conosciuto anche questo Sperduti e difficilmente ritratterei ciò che ho scritto. Qui trovo le ragioni per le quali non mi sarei dovuta stupire della bellissimo e fantasioso romanzo epistolare “Lo sturangoscia” che hai scritto a quattro mani con Predosin.

Qui trovo che questa tua folle mania di storpiare parole e concetti ha una ragione logica – a parte la spiegazione che hai dato a Librangolo Acuto ne “Lo zampino dell’autore”e, sempre qui riconosco e trovo quel raffinato lettore che ho scoperto al bookclub. È chiaro per leggere e apprezzare “Caterina fu gettata” bisogna conoscere un po’ di letteratura contemporanea, avere il gusto delle storie un po’ assurde e anche la flessibilità di lasciarsi portare dall’autore attraverso le maglie della storia. Ma sai che c’è? Con il tempo mi sono accorta che noi questo abbandono, questa resa l’abbiamo solo con gli autori patinati o anche con i classici e non la concediamo al contemporaneo trovato sul banco di un piccolo editore che magari conosciamo anche poco. Magari ci facciamo prendere dall’entusiasmo del momento e poi non riusciamo a perdonare il fatto di doverci applicare a capire. Ecco il pregio di questo libro sta in questo: è talmente semplice che non devo capirlo, è tutto lì.
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Recensione di Enrico Macioci a La carne

Enrico Macioci recensisce La carne di Cristò su NewsTown.

Qui.

Sotto un estratto.

La carne Cristò[]
A gennaio è dunque uscito per Intermezzi La carne, libro sconcertante, a mezzo fra distopia e horror con in più un goccio di filosofia e di metafisica; un po’ come se George Orwell e Stephen King si mettessero a collaborare, con la partecipazione straordinaria di Søren Kierkegaard. Del resto l’immaginario di Cristò non è “italiano”, ammesso (e non concesso) che gli immaginari posseggano un’identità geografica. Pur tuttavia insisto: Cristò ha ben poco d’italiano. Nel suo nichilismo visionario, nel suo umorismo feroce, nella sua fantasia apocalittica risuonano altre letterature (specie quella americana, sia del nord che del sud); vi risuonano poi echi di Moresco, ma d’un Moresco pressurizzato e quasi afono, un Moresco “stanco”. Immaginate di versare la prosa di Moresco e quella di Moravia in un recipiente, shakerate e avrete un’idea del ritmo di Cristò. C’è in effetti nelle sue bizzarre storie – e ne La carne in particolare – qualche cosa che turba, una piccola zampa di ragno che bussa, piano ma con insistenza, alle pareti del cuore, minacciando presto o tardi di squarciarlo. Più presto che tardi, in verità.

E di che parla La carne? La storia è breve ma buia, un piccolo pozzo preciso il cui fondo non è dato scorgere. L’umanità ristagna da decenni in un ottundimento dello spirito, e la sua unica preoccupazione consiste nel mangiar carne. File di decerebrati attendono presso i magazzini d’ingozzarsi, s’ingozzano e ricominciano daccapo. I pochi ancora sani osservano, sgomenti e furiosi, la deriva; e fra loro l’io narrante, oramai anziano, che s’inventa un personaggio alternativo, un medico, per venire forse a capo del problema, per trovare una via di scampo a tutta quella carne; ma la scienza, al pari della religione, è impotente in una società che ha perduto non solo il senso, bensì l’idea medesima di poterne cercare uno.
Da simili premesse Cristò costruisce una parabola di puro vuoto, un vuoto mistico da cui non si fugge neppure morendo. La morte, ne La carne, non appare negativa né positiva: si riduce a elemento neutro, a suppellettile. E neutralizzando la morte si neutralizza la vita (mi sovviene il discorso di Moresco ne Gli increati, benché là sviluppato in tutt’altra forma e maniera). L’autore azzarda rapide spiegazioni o richiami teorici, ma subito tace; Freud, Marx, Platone o Nietzsche sono egualmente sconfitti dinanzi alla cieca materialità della carne, al suo peso ottuso e invincibile. Perché la carne siamo noi quando non siamo più noi; perché quando noi ci dimentichiamo della nostra grandezza, cosa resta di noi? Pezzi di carne e basta. Stupidi pezzi di carne.
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Come ho incontrato vostra madre su Letture Metropolitane

Flavia Capone recensisce Come ho incontrato vostra madre di Gianluca Morozzi (collana Ottantamila) su Letture Metropolitane.

Qua.

Sotto un estratto.

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anche nel racconto di Morozzi il protagonista (Larry, uno scrittore in crisi creativa) racconta l’incontro con la donna della sua vita. Anche se questo si rivela solo il piccolo fondamentale dettaglio che conclude uno scenario surreale, fatto di personaggi pseudo-punk o semplicemente strafatti, a partire dall’Orrido, il vicino di casa rumoroso e lurido che tutti vorremmo avere.
E proprio grazie a lui inizierà un viaggio in una Bologna alcolica e goduriosa, dove nulla è come sembra e soprattutto nessuno è classificabile ad un primo giudizio. Perchè si può raccontare una storia d’amore anche in mezzo a vomito e musica “così orribile da sembrare bella“.

VOTO 10 FERMATE: La collana Ottantamila della Intermezzi sembra fatta appositamente per i brevi percorsi del lettore in mobilità: anche questo racconto non è da meno. Sembra quasi di vivere una piccola fuga onirica di 25 pagine, perfetta per mettere per un po’ in sordina il caos circostante.
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La carne su Sil-ently aloud

Su Sil-ently aloud una recensione a La carne, di Cristò.

La trovate cliccando qui.

Qui sotto un piccolo estratto.

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La carne è un romanzo distopico a tutti gli effetti che affronta molto bene l’aspetto sociale del nostro mondo, partendo da una situazione attuale ma resa all’estremo e portandoci a un futuro che trova la sua risposta nel passato. Mi rendo conto che detto così sembra un libro complicatissimo, posso assicurare, però, che si tratta di una lettura molto scorrevole.
Oltre all’aspetto distopico ci sono alcune scene che potrebbero essere attribuite al genere horror, un paio sono poco originali, ma ce n’è una in particolare che è davvero fatta bene e che mi è molto piaciuta. La carne è in parte horror perché ci sono anche gli zombie, sebbene si tratti di un tipo di zombie che non fa paura, quel tipo che rappresenta il vero significato simboleggiato da questi mostri.
Insomma, se vi va di leggere un buon libro, un distopico con qualche scena leggermente horror, un romanzo scritto bene, e curato altrettanto bene, vi consiglio di leggerlo!

 

Recensione di Paolo Zardi a La carne

Paolo Zardi recensisce La carne di Cristò sul suo blog Grafemi.

Qua.

Sotto un estratto.

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So che ogni libro trova il proprio lettore, che non esistono libri buoni per ogni occasione; e “La carne” è un libro così particolare che non può piacere a tutti: è forte, devastante, un horror metafisico, distopico in un modo totalmente nuovo, inaspettato, un romanzo che sotto un’apparente semplicità nasconde cose gigantesche… Ma “La carne” è un libro di così grande qualità, di così splendida fattura, che va comunque letto – poi rifiutato, se è il caso, ma che va letto per forza. Mi spendo spesso, per i libri che mi sono piaciuti – anche quelli in azienda da me lo hanno capito che mi faccio prendere dalla passione… Ma qui vorrei spendermi di più, se possibile – ci metterei nome, cognome, faccia, tutto – perché mi sono emozionato come non mi accadeva da non so quanto tempo, perché dopo averlo finito ho provato una gigantesca gratitudine per Cristò e per Intermezzi, quella particolare gratitudine che gli esseri umani provano di fronte a un’opera d’arte che li travolge…

Ma parlare bene di un libro come se fosse una cosa che emoziona, che ti cambia una giornata, una settimana, un anno, non si usa più. Dovrei parlare della forma, della struttura, trovare un piccolo difetto per far capire che ho mantenuto la giusta distanza, paragonarlo a qualcuno, distinguerlo da qualcun altro, parlare della distopia, far finta di aver visto Walking dead, citare un autore, un movimento letterario, un filone… Ma non lo faccio, non lo voglio fare. Non è così, non è con questi strumenti, queste strutture mentali, che ho letto, vissuto, interpretato, sentito questo libro.
“La carne” ha emozionato e comosso e meravigliato un essere umano di quarantacinque anni con la sua enorme bellezza: questo è ciò che è successo domenica scorsa, e questo è tutto quello che ho da dire.
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