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Storia di un torbido amore su Diario dei Libri

Sul blog Diario dei Libri è stata pubblicata una recensione a Storia di un torbido amore di Horacio Quiroga.

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Di seguito un estratto.

Storia di un torbido amore[]
La trama ruota intorno a un giovane uomo con problemi allo stomaco, probabilmente e quasi sicuramente di origine psicosomatica (ovvero: se sei stressato o emotivamente messo alla prova dagli altri e soprattutto da te stesso, sono affaracci amari). Rohán, questo il nome del protagonista, vive di rendita grazie al padre e decide di lasciare gli studi da ingegnere per poi essere assunto dal Ministero dei Lavori Pubblici. Quando inizia a frequentare la casa delle sorelle Elizalde si trova bene, è sempre accolto con calore e referenza, quest’ultima dovuta alla sua ricchezza, dalla madre e dalle figlie Lola, Mercedes ed Eglé. Tuttavia Rohán ha poco pù di vent’anni e sente il bisogno di fuggire dalla quotidianità per scoprire l’Europa, vivendo per qualche tempo anche a Parigi.
Il romanzo ha inizio con il suo ritorno a Buenos Aires, dopo un anno e mezzo di assenza e di vita vissuta in campagna alla larga dalla città, e procede secondo continui flashback a prima del viaggio in Europa, durato ben otto anni. Quello che mi ha colpita di questo romanzo è l’infatuazione, se così si può definire, di Rohán per Eglé, la sorella minore. Lui aveva vent’anni quando la conobbe per la prima volta, lei invece ne aveva solo nove. Il modo in cui Quiroga ha presentato e raccontato questa infatuazione ha sia del tenero sia del marcio. Marcio inteso come qualcosa che dà fastidio agli occhi e al naso, come il turbinare verso l’oscurità di una foglia che in autunno marcisce, ma che conserva intatta tutta la sua bellezza anche dopo esser diventata marrone.
Non c’è alcun richiamo, alcuna allusione a qualche elemento che possa condurci alla parola con la P. Anche perché Rohán parte il giorno dopo essersi accorto della sua attrazione, possiamo dire gravitazionale più che sentimentale in quel momento, intorno ad Eglé; tornerà otto anni dopo, quando lei avrà diciassette anni e lui vent’otto. Ovviamente, anche considerando questo salto di otto anni, la situazione ci fa storcere il naso. Tuttavia qui ci troviamo agli inizi del Novecento, a Buenos Aires, e siamo in una storia letteraria. Inoltre sfido chiunque a leggere questo romanzo e a trovarci un solo elemento maligno, malsano e maledettamente malato. Quiroga ha la forza e la capacità di presentare una storia delicata, come lo è il primo amore di ognuno di noi; torbida (come ci avverte il titolo stesso), come è torbido uno stagno toccato dal cadere della pioggia; confusa, come ogni essere umano è confuso quando è messo di fronte a situazioni e a cose che non riesce a toccare né comprendere né apprezzare. I temi della propria interiorità, della gelosia, del dolore psichico e fisico insieme sono tutti collegati al tema principale, che è quello dell’amore, in un modo così viscerale e sincero che non si possono avere dubbi sull’onestà di Quiroga come scrittore.
A mio avviso una delle bellezze della letteratura e di conseguenza della lettura è quello di riconoscersi in alcune pagine, in alcune righe o in alcune metafore e provare sollievo. Sollievo perché non si è mai soli e perché c’è sempre qualcuno, chissà dove e chissà quando nel mondo, che ha partorito la nostra stessa idea. Horacio Quiroga è una di quelle persone, leggetelo e non ve ne pentirete.
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