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Assenza di gravità su Storie per un piccolo pianeta

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Luca Terlizzi recensisce Assenza di gravità di Leonardo Alessandrini (collana Ottantamila) su Storie per un piccolo pianeta.

Qui.

Di seguito un estratto.

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Never going back again. Se dovessimo riassumere in una frase l’avventura di Jonah Everman, astronauta quarantenne che mette piede sulla Luna sponsorizzato dai brand più ricchi del mondo, sarebbe senza dubbio il titolo della canzone dei Fleetwood Mac. Non si torna più indietro. Quella di Jonah, come quella di Felix Baumgartner, è un’impresa titanica, che unisce il mondo e lo rende più vicino, più piccolo, più provinciale. Un’impresa che però costringe il nostro everyman, il nostro uomo qualunque, a un radicale cambio di prospettiva. Tutti i problemi, i ricordi, gli amici e i nemici sono laggiù, su quella palletta azzurra, lontana, bitorzoluta e insignificante. Ti guardano in mondovisione, Jonah, aspettano il tuo ritorno, vogliono darti finalmente il benvenuto che meriti, accoglierti come un eroe. Ma tu sei ancora quello di prima? Sei ancora un uomo qualunque, Everman? O sei proiettato verso qualcosa di più lontano, stai diventando qualcun altro come il Dave Bowman di Kubrick e Clarke, in viaggio verso Giove? Oddio, è pieno di stelle… poi una stanza settecentesca, uno strano pasto, un grande letto, invecchiamento istantaneo e il monolito… starchild. Se ora sei anche tu un figlio delle stelle, un feto con gli occhi spalancati verso l’immensità dell’universo… forse non sarai tu a tornare. Forse lascerai andare un altro che ti somiglia, un clone in carne e ossa o semplicemente un ologramma, un video, un’icona. La tua immagine, l’idea di te che ormai i media possiedono. E resterà eterna ovunque tu sarai, qualunque cosa farai. Accidenti, Jonah. Dio davvero è al suo posto nell’angolo del tuo visore. Ormai sei immortale.
L’esordio letterario di Leonardo Alessandrini unisce la sensibilità di oggi alla nostalgia per il celebre sbarco sulla Luna del 1969 e crea un’epopea introspettiva, il poema senza gesta di un uomo qualunque che riesce a trovare il suo posto nel mondo uscendone fuori, come se solo dalla distanza siderale di un satellite si potesse avere, per una volta nella vita, visione d’insieme.
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