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Al buio su Il distretto

Cristina Catanese recensisce Al buio di Carlotta Borasio e Andrea Malabaila (collana Ottantamila) su Il distretto.

Qui.

Di seguito un estratto.

cop_hq [] L’originalità del racconto non è soltanto quella di averlo scritto a quattro mani, ma si ritrova anche nella scelta di narrare lo stesso evento da due punti di vista diversi, innestando alcuni dubbi nel lettore. I due scrittori (i cui nomi sono anche quelli dei protagonisti) si sono ispirati alla serie televisiva The Affair: «L’idea è nata dopo aver visto la serie tv The Affair, in cui ogni episodio è diviso in due parti, la prima narrata dal punto di vista di lui, la seconda dal punto di vista di lei. La cosa bella di The Affair è che non si sa quale delle due parti sia veritiera, e probabilmente non lo è nessuna perché ogni fatto, ogni evento, ogni storia cambiano attraverso lo sguardo di chi racconta. A dimostrazione che l’oggettività non esiste, e che tutte le storie – anche quelle che vorrebbero essere più fedeli alla verità dei fatti – sono storie di fantasia».

Andrea e Carlotta si trovano a una festa organizzata a Pignasco, paese in cui Carlotta ha vissuto prima di trasferirsi in città. Carlotta è la protagonista della prima parte del racconto. Dalle sue parole si intuiscono molte cose: il ritornare nel suo paese d’infanzia, per esempio, le riporta alla mente tutte le altre feste a cui partecipava, standosene in disparte. Inoltre, si pente quasi subito di avere portato Andrea che – essendo cresciuto in città – guarda al paese con quell’aria un po’ snob. Tra le pagine, inoltre, si insinua la gelosia di Andrea quando Carlotta incontra persone appartenenti al suo passato.

«Quest’anno sono voluta ritornare alla festa di Pignasco, e portarci anche lui. Fargli capire, almeno un po’, che cosa significhi crescere in posti come questi, tra gente che conosce te, la tua famiglia e tutti i tuoi affari. Qui è come essere in vetrina, esposta agli sguardi di tutti, etichettata con un valore che ti ha dato qualcuno che non sei tu».

Dalla parte di Andrea, invece, vediamo la storia in modo diverso. La location è la stessa, ma i due protagonisti si trovano su una collinetta perché hanno deciso di fare un pic-nic e anche lì, i rapporti fra i due si incrinano per un banale motivo. La festa, in entrambe le narrazioni, procede tra gelosia e sentori di incomprensione da parte della giovane coppia fino a quando tutte le luci si spengono a causa di un blackout. Al buio, si sentono sussurri, voci, poi urla. Quando la luce ritorna, il sollievo iniziale si trasforma in panico e tristezza: un ragazzo è stato trovato senza vita sul prato.

«Per un attimo cala il silenzio assoluto, come se tutto il mondo si fosse fermato per il blackout».

Il ritrovamento del cadavere, questa eco di racconto giallo, rimane, però, sullo sfondo. La vera protagonista del racconto è la sfera dell’intimità in cui Andrea e Carlotta (stavolta in veste di scrittori) trasportano il lettore, facendogli riconoscere quelle sensazioni che proviamo nella vita di tutti i giorni. E, allora, alla fine, anche il lettore abbandona la curiosità iniziale riguardo alla morte del giovane, e l’unica domanda che rimane in sospeso e aleggia nella mente è: «Chi ha raccontato il vero e chi il falso?». Probabilmente tutti e due.
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